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IL REGISTRO DELLA BIGENITORIALITÀ

giovedì, giugno 22, 2017 Posted by
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Ennesima idiozia escogitata dai padri separati per continuare lo stalking nei confronti delle ex-partner. Viene spacciato come uno strumento per la tutela dei minori ma in realtà non serve a questo scopo ma solo a rendere più efficiente e ossessivo il controllo dei padri separati sulle ex.

Non è un caso che tra i principali fautori del registro della bigenitorialità si ritrovino padri separati pregiudicati proprio per reati contro la famiglia (violenza, stalking, maltrattamento).

Purtroppo alcune amministrazioni comunali e alcuni funzionari comunali si sono lasciati intenerire dalle lagne dei padri separati e hanno istituito questo ennesimo obbrobrio. D’ora in poi prima di far loro varcare la soglia del Municipio che si facciano consegnare il certificato del Casellario giudiziario; sapranno almeno con chi hanno realmente a che fare.

Sul piano amministrativo bene si sono espressi alcuni Comuni negando la sua istituzione e mandando al diavolo i padri separati e le loro lagnanze.

Anche un Garante dell’infanzia, investito della questione si è espresso in termini decisamente contrari.

Sarebbe auspicabile pertanto che altri Comuni e altri Garanti dell’infanzia prendano esempio da queste pronunce e la faccenda si chiuda definitivamente.

Ma c’è un ulteriore aspetto che finora non è emerso.

Questi registri sono nella sostanza un elenco di bambini coinvolti in separazioni turbolente, che di solito fanno seguito a violenza in famiglia o ad abusi sessuali incestuosi sugli stessi bambini da parte dei padri; elenchi con le generalità anagrafiche dei bambini (nome, cognome, indirizzo), l’indicazione della scuola frequentata, delle attività extra-scolastiche praticate, e quindi le loro preferenze in termini di tempo libero e di svago.

Nella sostanza, una manna per i pedofili che così possono facilmente avere a disposizione elenchi di bambini da adescare, bambini emotivamente fragili e disorientati per la separazione dei loro genitori, e offrire loro affetto, per poi portarseli a letto.

O davvero c’è qualche ingenuo che ancora crede nella privacy di tali elenchi, nella protezione di dati personali con password che possono essere facilmente violate da chi ha un minimo di conoscenze informatiche? Non va dimenticato che le associazioni di padri separati (a volte separati proprio per abusi sessuali sui figli, quindi pedofilia) si appoggiano a esperti informatici che agevolmente possono entrare in possesso di questi dati e venderseli.

I bambini ringraziano questi bastardi.

BIGENITORIALITÀ: DIRITTO DEL BAMBINO O DEGLI ADULTI?

sabato, giugno 10, 2017 Posted by
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Dalla legge 54/2006:

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Prescindendo da quell’inizio frase alquanto infelice sul piano linguistico, rappresentato dalla congiunzione ‘anche’, sembrerebbe di capire che per la legge questo cosiddetto diritto alla bigenitorialità sia un diritto dei figli ma non degli adulti.

Questo principio è poi transitato nel Codice Civile, art. 337 Ter in questa forma:

Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Il cosiddetto diritto alla bigenitorialità rimane quindi, e sempre, un diritto dei figli ma non degli adulti; gli adulti hanno il dovere, l’obbligo di assicurare la bigenitorialità ai loro figli ma non il contrario. I bambini non hanno l’obbligo della bigenitorialità.

Allora perché per molti CTU e Servizi sociali i bambini devono essere obbligati a relazionarsi con entrambi i genitori, anche con quello che rifiutano? Che può essere un genitore violento o abusante? Perché molti Tribunali obbligano i bambini a relazionarsi col genitore rifiutato?

La Legge 77/2013, che ha ratificato la Convenzione di Istanbul, è chiara, il diritto alla protezione e sicurezza dei figli nel corso della separazione è prioritario rispetto a qualsiasi altro diritto vantato dagli adulti.

Alle associazioni di padri separati la Convenzione di Istanbul ovviamente non piace a l’hanno criticata affermando che si tratta di un attacco ai diritti degli uomini. La Convenzione di Istanbul si limita a garantire il diritto di donne e bambini di sottrarsi alla violenza maschile; i padri separati ritengono forse che la violenza su donne e bambini sia un loro diritto?

E alcuni tribunali italiani, invece di seguire il piffero rauco e gracchiante di chi si crede ancora un pifferaio magico, perché non si limitano ad applicare le leggi dello Stato italiano?

CATTURATO UN PERICOLOSO LATITANTE DELLA BIGENITORIALITÀ

mercoledì, marzo 11, 2015 Posted by

quando lo schifo è così tanto

come si fa a non scrivere satire?

(Giovenale, mod.)

 

Con una brillante operazione condotta dalle forze speciali del Reparto cattura-bambini della Questura, coordinate da un giudice anti-bambini del Tribunale degli Orrori, è stato assicurato all’in-giustizia minorile un pericoloso latitante della bigenitorialità.

Dopo un sapiente lavoro di intelligence, grazie anche all’aiuto di becca-bambini opportunamente sguinzagliati sul territorio, e con l’ausilio di una decina di droni, le forze speciali hanno individuato il luogo dove il pericoloso latitante trascorreva le sue giornate.

In pieno assetto di guerra, armati di tutto punto con le armi della crudeltà, hanno circondato il covo dove si rifugiava il latitante, con una strategica operazione a tenaglia.

Dopo un assedio durato parecchie ore hanno avuto ragione della resistenza sua e dei suoi complici, e lo hanno catturato, conducendolo in un luogo segreto in regime di carcere duro (41Bis) dove non avrà più contatti con la sua famiglia.

Così ha deciso il giudice anti-bambini del Tribunale degli Orrori, nel nome di non si sa quale legge, forse al di sopra della legge medesima o del tutto fuori-legge.

Non è difficile prevedere che le resistenze del bambino saranno facilmente fiaccate dalla somministrazione di tranquillanti, anche questi dati in assenza di una legge che lo preveda e in violazione della costituzione:

Art. 32: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Esiste una legge che preveda la somministrazione di tranquillanti a un bambino che non ne ha bisogno? Esiste una legge che preveda la psicoterapia per un bambino che non ne ha bisogno? Non si configura tutto questo come tortura?

 

PS

Questo è un articolo di satira. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è puramente casuale e non voluto dagli autori.

“IL TEMPO”, LA PAS E LA DISINFORMAZIONE

venerdì, novembre 14, 2014 Posted by

Alcuni giorni fa il quotidiano online “Il Tempo.it” ha pubblicato un articoloMinori contesi e guerra di perizie. Il divorzio diventa un ring, coi piccoli al centro”.

Lo spunto per questo articolo è la pubblicazione di un libro di un padre separato nel quale sono raccolte alcune storie; pubblicheremo alcune storie di madri separate, che nessuno ha sinora voluto pubblicare perché le vicende delle madri non fanno storia, al tempo del patriarcato. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Ciò di cui vogliamo parlare è la consueta disinformazione che sistematicamente viene fatta dalle associazioni dei padri separati sui media in generale, ricercando sempre maggiore visibilità mediatica per attirare nuovi iscritti e aumentare il loro giro di affari.

La consueta disinformazione si riferisce alla PAS, o sindrome di alienazione genitoriale e alla teoria della false accuse. Ecco il pezzo incriminato.

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Sulla cosiddetta PAS abbiamo, in ordine di tempo cronologico:

1) La dichiarazione ufficiale del Governo della Repubblica Italiana sulla PAS, che così si esprime:

 Al momento la letteratura scientifica e i professionisti legali internazionali ragguagliano contro l’esistenza della PAS, contro la sua ammissibilità nelle corti e sulla necessità di ulteriore ricerca e studi prima che nuove teorie siano usate in complesse e delicate questioni collegate alla cura dei figli nei casi di separazione; non è tollerabile, ipocritamente, che ci possa essere il tentativo di introdurre una simile teoria, stabilito che per le sue tradizioni l’Italia si colloca al centro dei suoi interessi i diritti del bambino”.

2) La dichiarazione del Ministero della salute che la definisce priva di fondamento scientifico; il link è il seguente:

3) La dichiarazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Toscana e la dichiarazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, entrambe in sintonia con quella del Ministero della Salute.

4) La dichiarazione del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici-Chirurghi, che afferma:

la cosiddetta PAS è priva di riconoscimenti ufficiali in assenza di evidenze scientifiche e non è codificata dai principali sistemi classificativi delle malattie DSM-IV e ICD-10, mancando allo stato attuale criteri diagnostici condivisi nell’ambito della comunità scientifica.

5) La sentenza della Suprema Corte di Cassazione 20 marzo 2013 n° 7041 con la quale la Corte ribadisce che nel processo non si possono usare “teorie prive del necessario conforto scientifico”.

6) La dichiarazione della Società Italiana di Pediatria il cui Presidente categoricamente afferma:

 La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

 7) La sentenza del Tribunale Penale di Venezia che ha assolto la madre di un bambino che era stata denunciata dall’ex-coniuge di maltrattamenti sul minore per avergli causato la PAS. Il Tribunale ha assolto la donna con la formula: il fatto non sussiste.

8) La sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato l’istanza di un padre in merito all’accertamento della cosiddetta PAS a carico del figlio con la motivazione della “inammissibilità di accertamenti istruttori (leggi CTU) in ordine alla cd. PAS , in quanto … priva di fondamento scientifico”.

Riteniamo, alla luce di quanto su esposto, che ogni ulteriore discorso intorno a questa teoria è privo di senso.

La cd. PAS fu inventata da un mediconzolo statunitense per difendere i padri accusati di violenza o di abusi sessuali sui figli; questa teoria consentì al regista Woody Allen di essere scagionato dalle accuse di abusi sessuali su una delle sue figlie adottive, e questo le ha conferito la notorietà di cui gode. In una recente e sofferta intervista la figlia adottiva di Woody Allen, ora ventottenne, ha confermato le accuse di allora. Dobbiamo considerarla alienata, cioè pazza, anche adesso?

A questo punto ci chiediamo: a chi giova questa disinformazione?

E veniamo al secondo aspetto: le false accuse; secondo la giornalista, che cita come fonte un’associazione di padri separati, le false accuse sarebbero pari all’85% mentre solo il 15% sarebbero accuse fondate. Ma un giornalista serio non è tenuto a verificare la veridicità di ciò che dichiarano le sue fonti, prima di pubblicarle? Da dove vengono quei numeri? Che attendibilità hanno quelle percentuali? Chi le ha rilevate? Con quale metodologia?

La statistica è una scienza seria, non le barzellette raccontate dalle associazioni di padri separati; tali associazioni, che annoverano tra i loro iscritti padri accusati di violenze in famiglia e/o abusi sessuali, e talvolta anche tra i loro quadri dirigenti, sono in prima linea nel fare disinformazione su questi aspetti per una semplice questione di autotutela. Non possono pertanto essere ritenuti attendibili.

Quindi, ancora una volta, a chi giova questa disinformazione?

QUELLI CHE ODIANO LA FAMIGLIA – I

lunedì, agosto 25, 2014 Posted by
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L’esotico caravanserraglio delle associazioni di padri separati si muove instancabile alla ricerca di sponsor politici che portino in Parlamento le loro istanze; certo una volta era più facile, s’erano riuniti in una sola associazione, ovviamente ONLUS, che s’occupava delle relazioni politiche, ovvero di fare lobbing parlamentare (ma la parola lobbing forse è un po’ scostumata, meglio dire moral persuasion, vero?).

E che ci vogliamo fare, la passione per il volontariato, in Italia, è pari a quella per il cinque per mille, e cosa c’è di meglio per portare a casa un bel po’ di soldini senza faticare, di una bella ONLUS? E ci fai pure la tua bella figura quando ti presenti in società come presidente di una ONLUS, mica ci interessa il denaro a noi, noi siamo di utilità sociale.

E fu per questa passione dell’utilità sociale che pani e pesci, pardon che le associazioni si moltiplicarono (troppo giusto, se c’è da magna’ magnamo un po’ tutti quanti) e ciascun nuovo soggetto associativo, andante moscio dalla flora alla fauna, cerca di mettere la sua bandierina su questo o quel partito politico, su questo o quel singolo parlamentare.

L’ultima di cotali bandierine sventola dal 1° luglio 2014 sui seggi dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti (PDL 2507); non portiamo il conto delle proposte e disegni di legge presentati per conto delle associazioni di padri separati, ma forse siamo a circa una ventina.

Che dire di quest’ultima? Non siamo esperti della materia ma ci sembra un ributtante minestrone indigeribile e andato a male.

Già dallo sproloquio introduttivo, che vorrebbe condire di scientificità il cumulo successivo di sciocchezze, si comprende che razza di pastrocchio sia stato messo su; basti dire che a scriverlo sono stati gli stessi che con il DDL 957, buonanima, enfatizzavano la PAS e dichiaravano Gardner il massimo profeta della scienza psicologica contemporanea.

All’epoca ebbero l’ardire di scrivere quanto segue:
La letteratura scientifica ha ormai ampiamente documentato sia l’esistenza di questa specifica sindrome che il principale suo rimedio, che consiste nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l’esercizio della potestà”.

Orrore, quest’ultimo, sistematicamente perpetrato da molti Tribunali su incitazione di CTU sciagurati, che hanno privato i bambini del genitore protettivo per consegnarli al genitore violento o abusante, o per rinchiuderli in cosiddette case famiglia.

Ma di quale letteratura scientifica parlano, di grazia? Quella che non sanno nemmeno leggere?

È proprio uno dei padri separati citati che preso da foga bigenitoriale fece confusione in un suo articolo tra i bulbi carotidei (sede dei chemiocettori sensibili alla concentrazione di CO2 nel sangue) e i centri bulbari della respirazione che secondo lui verrebbero modificati dalla separazione genitoriale; scarsino in anatomia umana a quanto pare, forse l’anatomia dei padri separati è diversa da quella di tutti noi. Articolo maldestramente tradotto in un inglese approssimativo e nel quale compare tradotto anche il cognome del primo autore dello studio ‘bulbare’, prof. Marco Battaglia (pag. 7, citazione n° 2, ‘Battle’).

Come si può ancora dare credito a questa gente?

Riservandoci di analizzare nei prossimi post questo progetto di legge non possiamo esimerci, in questa sede, dal suggerire al legislatore di prevedere, per la futura legge sulla figura professionale del mediatore familiare, una clausola di incompatibilità così formulata: “Non possono esercitare la professione di mediatore familiare coloro che sono separati o divorziati”.

Può sembrare una discriminazione ma non lo è; è pensabile, difatti, che chi non ha saputo tenere unita la propria famiglia possa mediare i conflitti delle famiglie altrui? Il mediatore familiare separato o divorziato finirà con il rivivere il suo stesso conflitto, si schiererà inevitabilmente con l’uno o con l’altro dei coniugi, a seconda del suo vissuto inconscio, perdendo così la sua imparzialità, la sua terzietà.

Non ne parliamo poi se ci si ritrova come mediatore familiare uno dei padri separati provenienti dalle note associazioni o comunque un soggetto formato nei corsi per mediatore familiare tenuti dalle stesse associazioni di padri separati; riverseranno nel loro lavoro tutto l’odio e l’astio che queste associazioni diffondono verso donne e bambini. La loro ideologia è ancora quella del pater familias, del padre-padrone che sottomette moglie e figli e che se non gli obbediscono li uccide.

Sarebbe come far svolgere la psicoterapia a uno psicotico; possono derivarne solo danni sociali incalcolabili.

LA TELA DI PENELOPE

domenica, giugno 22, 2014 Posted by
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Secondo il mito greco narrato da Omero nell’Odissea, Penelope era la moglie di Ulisse, il re di Itaca. Mentre il suo eroico consorte, tipico esemplare di maschio mediterraneo, terminata la guerra di Troia pensò bene di concedersi una vacanza dai suoi doveri coniugali gironzolando per i mari alla scoperta delle bellezze di terre misteriose, Penelope era impegnata nella sua terra a difendere il trono e il suo onore di donna e regina. Molestata da nobilotti locali escogitò, per tenere lontani i suoi pretendenti, un espediente: avrebbe scelto uno di loro quando avesse terminato di tessere la tela per il consorte dato ormai per morto. Tela che ogni notte veniva disfatta in maniera da non essere mai terminata.

 

“Giovani, amanti miei, tanto vi piaccia,

Poiché già Ulisse tra i defunti scese,

Le mie nozze indugiar, ch’io questo possa

Lugubre ammanto per l’eroe Laerte,

Acciò le fila inutili io non perda,

Prima fornir, che l’inclemente Parca,

Di lunghi sonni apportatrice, il colga.

Non vo’ che alcuna delle Achee mi morda,

Se ad uom, che tanto avea d’arredi vivo,

Fallisse un drappo in cui giacersi estinto”.

 

I penelopi nostrani, i padri separati riuniti nelle cosiddette associazioni di padri separati, mostrano altrettanta tenacia ma per fini molto meno nobili della Penelope omerica.

Dopo la controversa approvazione della famigerata Legge n° 54 del 2006, criticata da settori della stessa maggioranza di centro-destra che la approvò, criticata dai giuristi a pochi mesi dalla sua approvazione, gli ‘stati minori’ delle nascenti associazioni di padri separati hanno deciso di allearsi per avere più forza nelle loro rivendicazioni; sono nati così diversi cartelli di queste associazioni, a volte persino in disaccordo tra loro stessi.

Un articolo pubblicato nel 2004 da uno di loro censì una quarantina circa di cotali associazioni, la maggior parte di esse con non più di 4-5 iscritti, molte addirittura formate da una sola persona, altre in cui le stesse persone avevano creato più sigle di presunte associazioni inesistenti; un modo di agire abbastanza truffaldino.

Più volte ci siamo chiesti che cosa può spingere una persona che si separa a fondare un’associazione e la risposta che ci siamo dati attiene alla psicologia, vale a dire come modalità di abreazione del trauma della separazione coniugale; ma non è sufficiente a spiegare tanta tenacia. Ora abbiamo le idee più chiare sulle motivazioni di queste associazioni; le loro motivazioni sono economiche.

Alcuni padri separati, anche attingendo a quanto accadeva all’estero, hanno scoperto nell’associazionismo una ricca fonte di reddito; quasi tutte le associazioni sono state create come ONLUS, con diritto quindi a rientrare nella ripartizione del cinque per mille dell’IRPEF (il sistema è tale che anche se non si riceve la scelta sul modello 730 o sul modello Unico comunque si partecipa in maniera proporzionale alla ripartizione dell’intero bottino). Fondatori di queste associazioni sono spesso ex-promotori finazianri o ex-bancari; e, si sa, gente che sa far girare i soldi si ritrova dove ci sono soldi da far girare. La conferma ci viene proprio dal loro interno.

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Ma la loro avidità non si è accontentata di questo; attraverso i progetti di legge da loro stessi preparati e poi fatti firmare a parlamentari a loro vicini, stanno cercando di aumentare i loro fatturati.

Nella scorsa legislatura ci hanno provato con progetti di legge che miravano a far riconoscere la cosiddetta sindrome di alienazione parentale (PAS) come causa di perdita della potestà genitoriale del genitore protettivo verso il bambino; sì perché molti di loro hanno avuto una separazione non proprio tranquilla, spesso motivata da violenza in famiglia o addirittura da abusi sui loro stessi figli, e si sono trovati di fronte al rifiuto dei figli di continuare a frequentarli, oltre che alla necessità di doversi difendere dalle accuse.

La PAS era lì, già pronta e confezionata per l’uso, il passo necessario era una legge che la consacrasse; ma gli andò male, riuscimmo a contrastare efficacemente i loro tentativi. Un grosso aiuto in tal senso venne dal partito IDV, l’unico che si mostrò sensibile a questi temi, e la legislatura si concluse senza che nemmeno uno dei loro progetti di legge venisse approvato. Questa ormai è storia.

Ma, da bravi e tenaci penelopi, potevano smentirsi? Hanno ricominciato a tessere la loro tela ipnotica riuscendo a convincere parlamentari di tutte le forze politiche a sottoscrivere senza nemmeno leggerli, i loro progetti di legge; visto che non potevano rimettere in gioco la porcheria della PAS, ormai sonoramente sconfessata, si sono buttati sulla mediazione familiare obbligatoria.

Naturalmente, da bravi manipolatori, cresciuti alla scuola della comunicazione persuasiva e della PNL, nascondono il vero obiettivo del loro agire dietro il concetto della bigenitorialità; ma la bigenitorialità è già nelle leggi italiane, nella maggior parte delle separazioni e divorzi la modalità di affidamento preferita è quella condivisa, quindi continuando a parlare di bigenitorialità scoprono soltanto l’acqua calda. Riescono, purtroppo, a convincere tanti sprovveduti, tra parlamentari e giornalisti, della giustezza delle loro tesi, impietosiscono le platee mediatiche con qualche lacrimevole caso (senza però far cenno ai motivi reali per cui i figli in quello specifico caso rifiutano il rapporto con il padre) e così creano il consenso.

La partita è solo all’inizio, stanno strombazzando a destra e a manca le loro tesi, noi abbiamo sempre di riserva le nostre campane; staremo a vedere.

Si tratta di resistere sino alla fine di questo parlamento di nominati; il prossimo comunque sarà di politici eletti dagli elettori. Certi politici, e certi partiti, si facciano bene i conti: per ciascun padre separato c’è anche una madre separata (escluse ovviamente quelle fatte fuori dai loro ex) e ci sono dei figli che intanto sono cresciuti e magari alle prossime elezioni avranno diritto di voto.

 

ABBOZZO DI LINEE-GUIDA PER LA SEPARAZIONE

domenica, dicembre 8, 2013 Posted by
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Di fronte al nuovo proliferare delle alghe tossiche rappresentate dalle proposte e disegni di legge che vogliono far intervenire le associazioni dei padri separati nelle separazioni coniugali, riproponiamo queste bozze di linee guida per difendere le donne e i bambini dalla violenza e dagli abusi; sono graditi suggerimenti, integrazioni e quant’altro.

 1) Un primo consiglio è quello di annotare tutto, ai colloqui con i Servizi sociali andate con qualcuno (es. il vostro avvocato di fiducia) che potrà testimoniare in futuro in tribunale perché voi non sarete credute, i vostri figli non saranno creduti. Annotate, scrivete i nomi di eventuali testimoni, al limite registrate i colloqui; non è molto legale ma tenete presente che in futuro in tribunale sarà solo la vostra parola e quella di vostro figlio contro quella dei Servizi sociali. Se avrete delle prove non potranno incastrarvi.

 2) Se il conflitto è acceso, se ci sono violenze, recatevi presso un Centro antiviolenza, non fidatevi di chi, a titolo personale o come associazione, si fa avanti per aiutarvi, soprattutto non andate mai in un cosiddetto centro di mediazione familiare. Non c’è ancora una legge che regolamenti la mediazione familiare quindi nessuno sa che competenze hanno i sé dicenti mediatori familiari; anche se centri pubblici operano in assenza di una legge, di una normativa. Molti di questi centri sono solo covi di maschilisti, operano con tecniche di programmazione neurolinguistica e il loro obiettivo è di farvi a pezzi.

 3) Non lasciatevi intimidire.

 4) Se qualcuno che non è un medico fa anche solo un accenno alla PAS ditegli che lo potreste denunciare per esercizio abusivo della professione medica.
Se è un medico a parlare di PAS ditegli che per la scienza ufficiale questa cosa non esiste e che quindi rischia un esposto all’Ordine dei Medici perché non si attiene alle conoscenze scientifiche ufficiali.

4) Se non avete redditi avete diritto al gratuito patrocinio sia dell’avvocato sia degli specialisti (CTU e CTP).

Per il CTP la dichiarazione di accettare il gratuito patrocinio deve essere fatta per iscritto dal professionista prima che inizi il suo lavoro e consegnata al vostro avvocato.

Per il CTU la richiesta va fatta al momento del conferimento dell’incarico.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – V

venerdì, dicembre 6, 2013 Posted by

IL PATETICO TENTATIVO DI RIABILITARE GARDNER

A pag. 21 l’esegeta di Gardner arriva a scrivere:

«Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi talora non laureati o non molto professionali, sovente disturbati e persino deliranti, sovente economicamente coinvolti ed interessati

Cominciano dall’ultima accusa, i risvolti economici.

Di recente è comparso in Facebook, sulla bachea di un padre separato, un post illuminante in tal senso.

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Se ne deduce che l’interesse economico, e ragguardevole a quanto pare, sta nelle associazioni dei padri separati e nei professionisti a loro vicini, che soffiano sul fuoco della PAS. Auspichiamo, naturalmente, che qualcuno si prenda la briga, prima o poi, di svolgere un’accurata indagine su queste associazioni, sul possesso dei requisiti di attività non lucrative di utilità sociale che esse dicono di svolgere, sui loro bilanci, sulle fonti di reddito dei dirigenti di queste associazioni, ecc. Se hanno le carte in regola, come dicono, dovrebbero loro per primi pubblicare i bilanci e le dichiarazioni dei redditi di ciascuno.

Ma non è di questo che ci preme parlare.

A pag. 19 l’esegeta cerca di argomentare, alquanto pateticamente, che la cosiddetta terapia della minaccia, e cioè la collocazione del minore in una struttura per venire de-programmato, o resettato, secondo la vulgata italiana degli psicologi pro-PAS, o scollegato dai suoi affetti, secondo altra interpretazione dei Servizi sociali della capitale, non sarebbe una proposta di Gardner ma un’invenzione dei Tribunali dei minori in Italia. Aggiunge anzi che il concetto di terapia della minaccia non è rinvenibile in alcuna pubblicazione di Gardner.

Possibile, non perdiamo certo il nostro tempo a leggere le idiozie di Gardner manco fosse un premio Nobel meritevole di essere studiato; di fatto la sua proposta terapeutica è quella di usare le minacce contro madre e figli, poi la chiami come gli pare la sostanza è che con le minacce non si cura alcunché. Lo abbiamo spiegato in tutte le lingue e secondo tutti i codici comunicativi possibili, se siete tordi, con tutto il rispetto per i tordi, non possiamo farci nulla: http://www.alienazionegenitoriale.org/0017.htm

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – IV

venerdì, novembre 29, 2013 Posted by

dsm_5A pag. 13 del libro, l’autore dell’introduzione al libro di Gardner letteralmente scrive:

«la PAS a nostro parere non abbisogna affatto di essere posta nel DSM-5 perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione

Qui c’è un’affermazione che non corrisponde al vero.

Il DSM-IV così definisce questo disturbo:

Il Disturbo d’Ansia di Separazione è un’ansia eccessiva riguardante la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato.

I criteri diagnostici del disturbo sono i seguenti:

A. Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come evidenziato da tre (o più) dei seguenti elementi:

1) malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero

2) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso

3) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai principali personaggi di attaccamento (per es., essere smarrito o essere rapito)

4) persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura della separazione

5) persistente ed eccessiva paura o riluttanza a stare solo o senza i principali personaggi di attaccamento a casa, oppure senza adulti significativi in altri ambienti

6) persistente riluttanza o rifiuto di andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento o di dormire fuori casa

7) ripetuti incubi sul tema della separazione

8) ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito) quando avviene od è anticipata col pensiero la separazione dai principali personaggi di attaccamento.

Il DSM non prevede sottotipi per questo disturbo; pertanto, affermando che la PAS sarebbe un sottotipo del disturbo d’ansia da separazione si afferma una falsità scientifica e si dimostra di non conoscere la principale classificazione dei disturbi mentali, e che quindi si parla a vanvera. Ora, finché a parlare a vanvera sono i padri separati sui loro blog, passi; ma che certe cose si debbano leggere in un libro, scritte, o perlomeno firmate da uno psicologo docente universitario, la cosa si fa preoccupante. Agli studenti di quella università vengono insegnate queste castronerie?

Cos’ha a vedere il disturbo d’ansia da separazione con la PAS? Nulla. Sono due cose radicalmente differenti. Il disturbo d’ansia da separazione, pur se contiene la parola separazione, non ha nulla a che vedere con la separazione coniugale, non è un disturbo che insorge nei bambini in seguito alla separazione dei genitori ma è una condizione che compare in alcuni bambini in seguito all’allontanamento dalla figura di attaccamento principale, e cioè la madre.

Si tratta di un disturbo ben conosciuto, molto studiato anche nelle sue componenti genetiche, colpisce circa il 4% dei bambini in età scolare o anche più grandicelli. Viene da chiedersi se chi ha scritto quelle cose conosca questo tipo di disturbo, ne abbia mai sentito parlare, se sia davvero psicologo, se sia davvero docente universitario perché, francamente, il suo ragionamento fa sorgere seri dubbi sulla sua formazione scientifica.

Insomma, una serie di sciocchezze che valgono meno della carta su cui sono scritte.

Seguono un paio di pagine di sproloqui sul tema sino ad autentiche falsità scientifiche che si concludono con l’ipotesi che Gardner sia stato adddirittura assassinato da qualche fondamentalista anti-pedofilia. Qui il referto dell’autopsia di Gardner dal quale non emerge alcun dubbio sulla causa della morte e sul fatto che si sia provocate da solo quelle ferite; per confutare un referto autoptico bisognerebbe riesumare il cadavere e fare una nuova autopsia. Per comprendere come abbia potuto infierire su di sé in quel modo basta leggere il referto dell’esame tossicologico del sangue e delle urine: era totalmente pieno di ogni genere di droghe. Chi diffonde queste falsità ha per caso riesumato il cadavere e rifatto l’autopsia? Purtroppo, chi da maiale è vissuto da maiale è destinato a morire; Nemesi, la dea della giustizia compensativa, è implacabile.

Diffondere queste false informazioni non giova a nessuno, tanto meno a chi le diffonde; dimostra solo che è incapace di accettare una realtà per quella che è e se ne crea una personale, autistica e psicotica.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – III

mercoledì, novembre 27, 2013 Posted by
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aureolaL’ESEGESI AGIOGRAFICA DI GARDNER

Dal suo esegeta Gardner viene addirittura definito una figura di rilievo tra gli intellettuali americani; francamente questa ci mancava.

Apprendiamo da questo libro che Gardner (1931-2003) si sarebbe laureato in Medicina nel 1952 alla Columbia University di New York, quindi all’età di 21 anni; leggiamo poi che avrebbe conseguito una seconda laurea in Medicina al Downstate Medical Center di New York e poi un dottorato. In realtà il 1952 è l’anno in cui Gardner si è iscritto alla facoltà di Medicina della Columbia University ma poi non vi ha completato gli studi, laureandosi all’università statale; ciò risulta dall’elenco degli ex-alunni della Columbia University, che è organizzato in base all’anno di iscrizione.

Notizie più attendibili sul curriculum di Gardner ce le forniscono Sonia Vaccaro e Consuelo Barea Payueta nel loro libro (La presunta sindrome di alienazione genitoriale) poiché hanno attinto direttamente alla fonte e cioè ai testi di Gardner nei quali lui stesso fornisce alcune notizie curricolari.

È egli stesso che riferisce che dopo la laurea in medicina ha svolto il servizio militare obbligatorio, fino allora rinviato per motivi di studio, tra il 1960 e il 1962, nell’esercito americano di stanzia nella Germania Occidentale. Se ne deduce che dev’essersi laureato nel 1960, alla veneranda età di 29 anni, e subito dopo è partito per il servizio militare obbligatorio, che aveva rinviato sino allora per motivi di studio.

L’esegeta prosegue informandoci che Gardner è stato capitano medico (cosa che non scrive nemmeno lo stesso Gardner) con un ruolo di primario ospedaliero (ruolo che non esiste nella sanità militare statunitense, al massimo direttore) nel contingente americano di stanza (sì, scrive proprio stanza, e lo ripete in una tabella successiva, quindi ne è proprio convinto) in Germania.

L’esegeta si preoccupa poi di creare un nesso tra la carriera di Gardner come medico militare e la sua supposta acquisita competenza forense nelle separazioni, informandoci che Gardner, benché militare si occupò in realtà dei problemi psichiatrici dei familiari dei militari che andavano incontro a separazioni e divorzi. Via via poi si sarebbe fatto le ossa come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense (che vuol dire?) nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda.

Segue un gustoso aneddoto per il quale sarebbe stato il suo colonnello, al quale Gardner non stava simpatico, ad assegnarlo a seguire i casi forensi; non sappiamo se l’esegeta lo abbia appreso direttamente da Gardner, eventualmente convocato per una seduta spiritica. Se vero, questo significa che deve aver combinato qualche casino nell’ospedale militare e allora lo hanno tolto dall’attività clinica ospedaliera adibendolo ad altre mansioni.

E arriviamo così al suo ritorno in patria e al presunto insegnamento alla Columbia University; abbiamo più volte ripetuto sino alla nausea che Gardner non è mai stato professore universitario e che la sua posizione alla Columbia University era quella di un volontario non retribuito (nota in fondo all’articolo: Correction). Di recente un docente della Columbia ci ha chiarito che la posizione di volontario non retribuito significa che l’università concede soltanto la possibilità di accedere alle biblioteche e alle risorse informatiche della stessa università. I suoi rapporti con la Columbia Unversity si interruppero nel 1985 subito dopo la pubblicazione del suo articolo sulla PAS (medesima fonte).

Tralasciamo il resto di questa inutile esegesi per occuparci, con il prossimo post, di una nuova interpretazione della PAS a opera dello psicologo che ha scritto questa introduzione.