Crea sito

Sito di corretta informazione sulla bigenitorialità

Autore: infobigenitorialita Page 2 of 5

QUELLI CHE ODIANO LA FAMIGLIA – I

L’esotico caravanserraglio delle associazioni di padri separati si muove instancabile alla ricerca di sponsor politici che portino in Parlamento le loro istanze; certo una volta era più facile, s’erano riuniti in una sola associazione, ovviamente ONLUS, che s’occupava delle relazioni politiche, ovvero di fare lobbing parlamentare (ma la parola lobbing forse è un po’ scostumata, meglio dire moral persuasion, vero?).

E che ci vogliamo fare, la passione per il volontariato, in Italia, è pari a quella per il cinque per mille, e cosa c’è di meglio per portare a casa un bel po’ di soldini senza faticare, di una bella ONLUS? E ci fai pure la tua bella figura quando ti presenti in società come presidente di una ONLUS, mica ci interessa il denaro a noi, noi siamo di utilità sociale.

E fu per questa passione dell’utilità sociale che pani e pesci, pardon che le associazioni si moltiplicarono (troppo giusto, se c’è da magna’ magnamo un po’ tutti quanti) e ciascun nuovo soggetto associativo, andante moscio dalla flora alla fauna, cerca di mettere la sua bandierina su questo o quel partito politico, su questo o quel singolo parlamentare.

L’ultima di cotali bandierine sventola dal 1° luglio 2014 sui seggi dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti (PDL 2507); non portiamo il conto delle proposte e disegni di legge presentati per conto delle associazioni di padri separati, ma forse siamo a circa una ventina.

Che dire di quest’ultima? Non siamo esperti della materia ma ci sembra un ributtante minestrone indigeribile e andato a male.

Già dallo sproloquio introduttivo, che vorrebbe condire di scientificità il cumulo successivo di sciocchezze, si comprende che razza di pastrocchio sia stato messo su; basti dire che a scriverlo sono stati gli stessi che con il DDL 957, buonanima, enfatizzavano la PAS e dichiaravano Gardner il massimo profeta della scienza psicologica contemporanea.

All’epoca ebbero l’ardire di scrivere quanto segue:
La letteratura scientifica ha ormai ampiamente documentato sia l’esistenza di questa specifica sindrome che il principale suo rimedio, che consiste nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l’esercizio della potestà”.

Orrore, quest’ultimo, sistematicamente perpetrato da molti Tribunali su incitazione di CTU sciagurati, che hanno privato i bambini del genitore protettivo per consegnarli al genitore violento o abusante, o per rinchiuderli in cosiddette case famiglia.

Ma di quale letteratura scientifica parlano, di grazia? Quella che non sanno nemmeno leggere?

È proprio uno dei padri separati citati che preso da foga bigenitoriale fece confusione in un suo articolo tra i bulbi carotidei (sede dei chemiocettori sensibili alla concentrazione di CO2 nel sangue) e i centri bulbari della respirazione che secondo lui verrebbero modificati dalla separazione genitoriale; scarsino in anatomia umana a quanto pare, forse l’anatomia dei padri separati è diversa da quella di tutti noi. Articolo maldestramente tradotto in un inglese approssimativo e nel quale compare tradotto anche il cognome del primo autore dello studio ‘bulbare’, prof. Marco Battaglia (pag. 7, citazione n° 2, ‘Battle’).

Come si può ancora dare credito a questa gente?

Riservandoci di analizzare nei prossimi post questo progetto di legge non possiamo esimerci, in questa sede, dal suggerire al legislatore di prevedere, per la futura legge sulla figura professionale del mediatore familiare, una clausola di incompatibilità così formulata: “Non possono esercitare la professione di mediatore familiare coloro che sono separati o divorziati”.

Può sembrare una discriminazione ma non lo è; è pensabile, difatti, che chi non ha saputo tenere unita la propria famiglia possa mediare i conflitti delle famiglie altrui? Il mediatore familiare separato o divorziato finirà con il rivivere il suo stesso conflitto, si schiererà inevitabilmente con l’uno o con l’altro dei coniugi, a seconda del suo vissuto inconscio, perdendo così la sua imparzialità, la sua terzietà.

Non ne parliamo poi se ci si ritrova come mediatore familiare uno dei padri separati provenienti dalle note associazioni o comunque un soggetto formato nei corsi per mediatore familiare tenuti dalle stesse associazioni di padri separati; riverseranno nel loro lavoro tutto l’odio e l’astio che queste associazioni diffondono verso donne e bambini. La loro ideologia è ancora quella del pater familias, del padre-padrone che sottomette moglie e figli e che se non gli obbediscono li uccide.

Sarebbe come far svolgere la psicoterapia a uno psicotico; possono derivarne solo danni sociali incalcolabili.

LA TELA DI PENELOPE

Secondo il mito greco narrato da Omero nell’Odissea, Penelope era la moglie di Ulisse, il re di Itaca. Mentre il suo eroico consorte, tipico esemplare di maschio mediterraneo, terminata la guerra di Troia pensò bene di concedersi una vacanza dai suoi doveri coniugali gironzolando per i mari alla scoperta delle bellezze di terre misteriose, Penelope era impegnata nella sua terra a difendere il trono e il suo onore di donna e regina. Molestata da nobilotti locali escogitò, per tenere lontani i suoi pretendenti, un espediente: avrebbe scelto uno di loro quando avesse terminato di tessere la tela per il consorte dato ormai per morto. Tela che ogni notte veniva disfatta in maniera da non essere mai terminata.

“Giovani, amanti miei, tanto vi piaccia,
Poiché già Ulisse tra i defunti scese,
Le mie nozze indugiar, ch’io questo possa
Lugubre ammanto per l’eroe Laerte,
Acciò le fila inutili io non perda,
Prima fornir, che l’inclemente Parca,
Di lunghi sonni apportatrice, il colga.
Non vo’ che alcuna delle Achee mi morda,
Se ad uom, che tanto avea d’arredi vivo,
Fallisse un drappo in cui giacersi estinto”.

I penelopi nostrani, i padri separati riuniti nelle cosiddette associazioni di padri separati, mostrano altrettanta tenacia ma per fini molto meno nobili della Penelope omerica.

Dopo la controversa approvazione della famigerata Legge n° 54 del 2006, criticata da settori della stessa maggioranza di centro-destra che la approvò, criticata dai giuristi a pochi mesi dalla sua approvazione, gli ‘stati minori’ delle nascenti associazioni di padri separati hanno deciso di allearsi per avere più forza nelle loro rivendicazioni; sono nati così diversi cartelli di queste associazioni, a volte persino in disaccordo tra loro stessi.

Un articolo pubblicato nel 2004 da uno di loro censì una quarantina circa di cotali associazioni, la maggior parte di esse con non più di 4-5 iscritti, molte addirittura formate da una sola persona, altre in cui le stesse persone avevano creato più sigle di presunte associazioni inesistenti; un modo di agire abbastanza truffaldino.

Più volte ci siamo chiesti che cosa può spingere una persona che si separa a fondare un’associazione e la risposta che ci siamo dati attiene alla psicologia, vale a dire come modalità di abreazione del trauma della separazione coniugale; ma non è sufficiente a spiegare tanta tenacia. Ora abbiamo le idee più chiare sulle motivazioni di queste associazioni; le loro motivazioni sono economiche.

Alcuni padri separati, anche attingendo a quanto accadeva all’estero, hanno scoperto nell’associazionismo una ricca fonte di reddito; quasi tutte le associazioni sono state create come ONLUS, con diritto quindi a rientrare nella ripartizione del cinque per mille dell’IRPEF (il sistema è tale che anche se non si riceve la scelta sul modello 730 o sul modello Unico comunque si partecipa in maniera proporzionale alla ripartizione dell’intero bottino). Fondatori di queste associazioni sono spesso ex-promotori finazianri o ex-bancari; e, si sa, gente che sa far girare i soldi si ritrova dove ci sono soldi da far girare. La conferma ci viene proprio dal loro interno.

ab4

Ma la loro avidità non si è accontentata di questo; attraverso i progetti di legge da loro stessi preparati e poi fatti firmare a parlamentari a loro vicini, stanno cercando di aumentare i loro fatturati.

Nella scorsa legislatura ci hanno provato con progetti di legge che miravano a far riconoscere la cosiddetta sindrome di alienazione parentale (PAS) come causa di perdita della potestà genitoriale del genitore protettivo verso il bambino; sì perché molti di loro hanno avuto una separazione non proprio tranquilla, spesso motivata da violenza in famiglia o addirittura da abusi sui loro stessi figli, e si sono trovati di fronte al rifiuto dei figli di continuare a frequentarli, oltre che alla necessità di doversi difendere dalle accuse.

La PAS era lì, già pronta e confezionata per l’uso, il passo necessario era una legge che la consacrasse; ma gli andò male, riuscimmo a contrastare efficacemente i loro tentativi. Un grosso aiuto in tal senso venne dal partito IDV, l’unico che si mostrò sensibile a questi temi, e la legislatura si concluse senza che nemmeno uno dei loro progetti di legge venisse approvato. Questa ormai è storia.

Ma, da bravi e tenaci penelopi, potevano smentirsi? Hanno ricominciato a tessere la loro tela ipnotica riuscendo a convincere parlamentari di tutte le forze politiche a sottoscrivere senza nemmeno leggerli, i loro progetti di legge; visto che non potevano rimettere in gioco la porcheria della PAS, ormai sonoramente sconfessata, si sono buttati sulla mediazione familiare obbligatoria.

Naturalmente, da bravi manipolatori, cresciuti alla scuola della comunicazione persuasiva e della PNL, nascondono il vero obiettivo del loro agire dietro il concetto della bigenitorialità; ma la bigenitorialità è già nelle leggi italiane, nella maggior parte delle separazioni e divorzi la modalità di affidamento preferita è quella condivisa, quindi continuando a parlare di bigenitorialità scoprono soltanto l’acqua calda. Riescono, purtroppo, a convincere tanti sprovveduti, tra parlamentari e giornalisti, della giustezza delle loro tesi, impietosiscono le platee mediatiche con qualche lacrimevole caso (senza però far cenno ai motivi reali per cui i figli in quello specifico caso rifiutano il rapporto con il padre) e così creano il consenso.

La partita è solo all’inizio, stanno strombazzando a destra e a manca le loro tesi, noi abbiamo sempre di riserva le nostre campane; staremo a vedere.

Si tratta di resistere sino alla fine di questo parlamento di nominati; il prossimo comunque sarà di politici eletti dagli elettori. Certi politici, e certi partiti, si facciano bene i conti: per ciascun padre separato c’è anche una madre separata (escluse ovviamente quelle fatte fuori dai loro ex) e ci sono dei figli che intanto sono cresciuti e magari alle prossime elezioni avranno diritto di voto.

 

ABBOZZO DI LINEE-GUIDA PER LA SEPARAZIONE

Di fronte al nuovo proliferare delle alghe tossiche rappresentate dalle proposte e disegni di legge che vogliono far intervenire le associazioni dei padri separati nelle separazioni coniugali, riproponiamo queste bozze di linee guida per difendere le donne e i bambini dalla violenza e dagli abusi; sono graditi suggerimenti, integrazioni e quant’altro.

 1) Un primo consiglio è quello di annotare tutto, ai colloqui con i Servizi sociali andate con qualcuno (es. il vostro avvocato di fiducia) che potrà testimoniare in futuro in tribunale perché voi non sarete credute, i vostri figli non saranno creduti. Annotate, scrivete i nomi di eventuali testimoni, al limite registrate i colloqui; non è molto legale ma tenete presente che in futuro in tribunale sarà solo la vostra parola e quella di vostro figlio contro quella dei Servizi sociali. Se avrete delle prove non potranno incastrarvi.

 2) Se il conflitto è acceso, se ci sono violenze, recatevi presso un Centro antiviolenza, non fidatevi di chi, a titolo personale o come associazione, si fa avanti per aiutarvi, soprattutto non andate mai in un cosiddetto centro di mediazione familiare. Non c’è ancora una legge che regolamenti la mediazione familiare quindi nessuno sa che competenze hanno i sé dicenti mediatori familiari; anche se centri pubblici operano in assenza di una legge, di una normativa. Molti di questi centri sono solo covi di maschilisti, operano con tecniche di programmazione neurolinguistica e il loro obiettivo è di farvi a pezzi.

 3) Non lasciatevi intimidire.

 4) Se qualcuno che non è un medico fa anche solo un accenno alla PAS ditegli che lo potreste denunciare per esercizio abusivo della professione medica.
Se è un medico a parlare di PAS ditegli che per la scienza ufficiale questa cosa non esiste e che quindi rischia un esposto all’Ordine dei Medici perché non si attiene alle conoscenze scientifiche ufficiali.

4) Se non avete redditi avete diritto al gratuito patrocinio sia dell’avvocato sia degli specialisti (CTU e CTP).

Per il CTP la dichiarazione di accettare il gratuito patrocinio deve essere fatta per iscritto dal professionista prima che inizi il suo lavoro e consegnata al vostro avvocato.

Per il CTU la richiesta va fatta al momento del conferimento dell’incarico.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – V

IL PATETICO TENTATIVO DI RIABILITARE GARDNER

A pag. 21 l’esegeta di Gardner arriva a scrivere:

«Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi talora non laureati o non molto professionali, sovente disturbati e persino deliranti, sovente economicamente coinvolti ed interessati

Cominciano dall’ultima accusa, i risvolti economici.

Di recente è comparso in Facebook, sulla bachea di un padre separato, un post illuminante in tal senso.

ab4

Se ne deduce che l’interesse economico, e ragguardevole a quanto pare, sta nelle associazioni dei padri separati e nei professionisti a loro vicini, che soffiano sul fuoco della PAS. Auspichiamo, naturalmente, che qualcuno si prenda la briga, prima o poi, di svolgere un’accurata indagine su queste associazioni, sul possesso dei requisiti di attività non lucrative di utilità sociale che esse dicono di svolgere, sui loro bilanci, sulle fonti di reddito dei dirigenti di queste associazioni, ecc. Se hanno le carte in regola, come dicono, dovrebbero loro per primi pubblicare i bilanci e le dichiarazioni dei redditi di ciascuno.

Ma non è di questo che ci preme parlare.

A pag. 19 l’esegeta cerca di argomentare, alquanto pateticamente, che la cosiddetta terapia della minaccia, e cioè la collocazione del minore in una struttura per venire de-programmato, o resettato, secondo la vulgata italiana degli psicologi pro-PAS, o scollegato dai suoi affetti, secondo altra interpretazione dei Servizi sociali della capitale, non sarebbe una proposta di Gardner ma un’invenzione dei Tribunali dei minori in Italia. Aggiunge anzi che il concetto di terapia della minaccia non è rinvenibile in alcuna pubblicazione di Gardner.

Possibile, non perdiamo certo il nostro tempo a leggere le idiozie di Gardner manco fosse un premio Nobel meritevole di essere studiato; di fatto la sua proposta terapeutica è quella di usare le minacce contro madre e figli, poi la chiami come gli pare la sostanza è che con le minacce non si cura alcunché. Lo abbiamo spiegato in tutte le lingue e secondo tutti i codici comunicativi possibili, se siete tordi, con tutto il rispetto per i tordi, non possiamo farci nulla: http://www.alienazionegenitoriale.org/0017.htm

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – IV

dsm_5A pag. 13 del libro, l’autore dell’introduzione al libro di Gardner letteralmente scrive:

«la PAS a nostro parere non abbisogna affatto di essere posta nel DSM-5 perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione

Qui c’è un’affermazione che non corrisponde al vero.

Il DSM-IV così definisce questo disturbo:

Il Disturbo d’Ansia di Separazione è un’ansia eccessiva riguardante la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato.

I criteri diagnostici del disturbo sono i seguenti:

A. Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come evidenziato da tre (o più) dei seguenti elementi:

1) malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero

2) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso

3) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai principali personaggi di attaccamento (per es., essere smarrito o essere rapito)

4) persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura della separazione

5) persistente ed eccessiva paura o riluttanza a stare solo o senza i principali personaggi di attaccamento a casa, oppure senza adulti significativi in altri ambienti

6) persistente riluttanza o rifiuto di andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento o di dormire fuori casa

7) ripetuti incubi sul tema della separazione

8) ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito) quando avviene od è anticipata col pensiero la separazione dai principali personaggi di attaccamento.

Il DSM non prevede sottotipi per questo disturbo; pertanto, affermando che la PAS sarebbe un sottotipo del disturbo d’ansia da separazione si afferma una falsità scientifica e si dimostra di non conoscere la principale classificazione dei disturbi mentali, e che quindi si parla a vanvera. Ora, finché a parlare a vanvera sono i padri separati sui loro blog, passi; ma che certe cose si debbano leggere in un libro, scritte, o perlomeno firmate da uno psicologo docente universitario, la cosa si fa preoccupante. Agli studenti di quella università vengono insegnate queste castronerie?

Cos’ha a vedere il disturbo d’ansia da separazione con la PAS? Nulla. Sono due cose radicalmente differenti. Il disturbo d’ansia da separazione, pur se contiene la parola separazione, non ha nulla a che vedere con la separazione coniugale, non è un disturbo che insorge nei bambini in seguito alla separazione dei genitori ma è una condizione che compare in alcuni bambini in seguito all’allontanamento dalla figura di attaccamento principale, e cioè la madre.

Si tratta di un disturbo ben conosciuto, molto studiato anche nelle sue componenti genetiche, colpisce circa il 4% dei bambini in età scolare o anche più grandicelli. Viene da chiedersi se chi ha scritto quelle cose conosca questo tipo di disturbo, ne abbia mai sentito parlare, se sia davvero psicologo, se sia davvero docente universitario perché, francamente, il suo ragionamento fa sorgere seri dubbi sulla sua formazione scientifica.

Insomma, una serie di sciocchezze che valgono meno della carta su cui sono scritte.

Seguono un paio di pagine di sproloqui sul tema sino ad autentiche falsità scientifiche che si concludono con l’ipotesi che Gardner sia stato adddirittura assassinato da qualche fondamentalista anti-pedofilia. Qui il referto dell’autopsia di Gardner dal quale non emerge alcun dubbio sulla causa della morte e sul fatto che si sia provocate da solo quelle ferite; per confutare un referto autoptico bisognerebbe riesumare il cadavere e fare una nuova autopsia. Per comprendere come abbia potuto infierire su di sé in quel modo basta leggere il referto dell’esame tossicologico del sangue e delle urine: era totalmente pieno di ogni genere di droghe. Chi diffonde queste falsità ha per caso riesumato il cadavere e rifatto l’autopsia? Purtroppo, chi da maiale è vissuto da maiale è destinato a morire; Nemesi, la dea della giustizia compensativa, è implacabile.

Diffondere queste false informazioni non giova a nessuno, tanto meno a chi le diffonde; dimostra solo che è incapace di accettare una realtà per quella che è e se ne crea una personale, autistica e psicotica.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – III

aureolaL’ESEGESI AGIOGRAFICA DI GARDNER

Dal suo esegeta Gardner viene addirittura definito una figura di rilievo tra gli intellettuali americani; francamente questa ci mancava.

Apprendiamo da questo libro che Gardner (1931-2003) si sarebbe laureato in Medicina nel 1952 alla Columbia University di New York, quindi all’età di 21 anni; leggiamo poi che avrebbe conseguito una seconda laurea in Medicina al Downstate Medical Center di New York e poi un dottorato. In realtà il 1952 è l’anno in cui Gardner si è iscritto alla facoltà di Medicina della Columbia University ma poi non vi ha completato gli studi, laureandosi all’università statale; ciò risulta dall’elenco degli ex-alunni della Columbia University, che è organizzato in base all’anno di iscrizione.

Notizie più attendibili sul curriculum di Gardner ce le forniscono Sonia Vaccaro e Consuelo Barea Payueta nel loro libro (La presunta sindrome di alienazione genitoriale) poiché hanno attinto direttamente alla fonte e cioè ai testi di Gardner nei quali lui stesso fornisce alcune notizie curricolari.

È egli stesso che riferisce che dopo la laurea in medicina ha svolto il servizio militare obbligatorio, fino allora rinviato per motivi di studio, tra il 1960 e il 1962, nell’esercito americano di stanzia nella Germania Occidentale. Se ne deduce che dev’essersi laureato nel 1960, alla veneranda età di 29 anni, e subito dopo è partito per il servizio militare obbligatorio, che aveva rinviato sino allora per motivi di studio.

L’esegeta prosegue informandoci che Gardner è stato capitano medico (cosa che non scrive nemmeno lo stesso Gardner) con un ruolo di primario ospedaliero (ruolo che non esiste nella sanità militare statunitense, al massimo direttore) nel contingente americano di stanza (sì, scrive proprio stanza, e lo ripete in una tabella successiva, quindi ne è proprio convinto) in Germania.

L’esegeta si preoccupa poi di creare un nesso tra la carriera di Gardner come medico militare e la sua supposta acquisita competenza forense nelle separazioni, informandoci che Gardner, benché militare si occupò in realtà dei problemi psichiatrici dei familiari dei militari che andavano incontro a separazioni e divorzi. Via via poi si sarebbe fatto le ossa come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense (che vuol dire?) nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda.

Segue un gustoso aneddoto per il quale sarebbe stato il suo colonnello, al quale Gardner non stava simpatico, ad assegnarlo a seguire i casi forensi; non sappiamo se l’esegeta lo abbia appreso direttamente da Gardner, eventualmente convocato per una seduta spiritica. Se vero, questo significa che deve aver combinato qualche casino nell’ospedale militare e allora lo hanno tolto dall’attività clinica ospedaliera adibendolo ad altre mansioni.

E arriviamo così al suo ritorno in patria e al presunto insegnamento alla Columbia University; abbiamo più volte ripetuto sino alla nausea che Gardner non è mai stato professore universitario e che la sua posizione alla Columbia University era quella di un volontario non retribuito (nota in fondo all’articolo: Correction). Di recente un docente della Columbia ci ha chiarito che la posizione di volontario non retribuito significa che l’università concede soltanto la possibilità di accedere alle biblioteche e alle risorse informatiche della stessa università. I suoi rapporti con la Columbia Unversity si interruppero nel 1985 subito dopo la pubblicazione del suo articolo sulla PAS (medesima fonte).

Tralasciamo il resto di questa inutile esegesi per occuparci, con il prossimo post, di una nuova interpretazione della PAS a opera dello psicologo che ha scritto questa introduzione.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – II

abusi_s2

L’introduzione al libro di cui sopra si apre con queste parole:

«“L’abuso”, come la stregoneria e gli untori del ‘400-‘600, costituiscono fenomeni sociali con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione in primis tramite superstizioni e credenze popolari trasmesse di bocca in bocca e attualmente con diffusione mediatica.»

Viene riproposta l’analogia degli abusi sessuali alla stregoneria e agli untori, di manzoniana memoria, e gli abusi sessuali vengono dequalificati da gravi reati, quali effettivamente sono, a meri fenomeni sociali, addirittura con forti radici ideologiche e religiose (quali, cioè?).

Viene poi affermato che la ‘diffusa credenza popolare nell’esistenza degli abusi sessuali’ viene trasmessa di bocca in bocca; no, sig. egregio introduttore, la conoscenza degli abusi sessuali è materia di cronaca nera, non è “come una freccia che dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca”; e lasci in pace Fabrizio De André.

Si può notare, già da queste prime parole, come intento dell’autore dell’introduzione sia solo quello di confondere il lettore, ponendo sul medesimo piano fatti che invece sono radicalmente differenti; la citazione dei versi di De André è come un messaggio subliminale, ha lo scopo di suggerire al lettore che alla fin fine tutta ‘sta storia degli abusi sessuali non è da prendere sul serio ma è da sorriderci su, come ci accade quando ascoltiamo la canzone di De André, Bocca di rosa.

Seguono poi considerazioni che davvero fanno dubitare della salute mentale di chi sostiene la teoria del ‘falsi abusi’: si legge infatti che i processi per le false accuse di abuso superano numericamente di gran lunga i processi alle streghe e fanno molte più vittime dei processi dell’Inquisizione (se si esclude la pena di morte, ha almeno la bontà di precisare).

Vengono poi dati i soliti numeri statistici campati in aria, che non sono buoni nemmeno per essere giocati al lotto. Secondo loro, infatti, ogni anno vi sarebbero in Inghilterra ben 120.000 false accuse di abusi sessuali sui minori; come supporto a questa affermazione c’è la seguente scarna citazione: The Guardian , 2000. Segue la perla, che citiamo letteralmente:

«ne discende che in un anno solo in Inghilterra ci sono più procedimenti per abusi intrafamiliari (che diversi studi mostrano essere falsi tra l’80 e il 90% dei casi in corso di separazione) che processi per stregoneria in Europa durante tre secoli (!).»

Ecco l’obiettivo, lo stonato refrain delle associazioni dei padri separati: la maggior parte delle denunce di abusi sessuali nel corso di separazione sono false; non si citano, ovviamente, i ‘diversi studi’ che lo dimostrerebbero. Non si citano perché non ce ne sono. L’unico studio di cui abbiamo notizia sulle denunce di abusi sessuali in corso di separazione o divorzio è quello statunitense di Thoennes e Tjaden, del 1990 (Thoennes & Tjaden, The Extent, Nature and Validity of Sexual Abuse Allegation in Custody/Visitation Disputes, Child Abuse and Neglect 1990, 14:151-163).

Le autrici hanno analizzato ben 9.000 sentenze di divorzio dei tribunali di dodici Stati americani; denunce di abusi sessuali erano presenti in meno del 2% del totale (169 casi); le denunce di abusi sono state confermate in 129 casi, pari quindi al 76,33% del totale mentre le denunce non confermate sono state il 23,67% del totale.

E poi la filippica finale, prima di passare all’esegesi di Gardner: gli abusi e la pedofilia sono a suo giudizio una “potente arma di distrazione di massa”, per non farci pensare a una serie di vere minacce all’infanzia; e qui veramente ci mette di tutto: «mortalità infantile, lavoro minorile, bambini soldato, agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, PM10, atrazina, cocaina, antidepressivi e ormoni femminili nell’acqua potabile (??) pesticidi ormoni e insetticidi nervini (?) nella frutta, mercurio nel pesce, isotopi radioattivi nel latte funghi e pesce, onde elettromagnetiche, ecc.»

Qui il messaggio che si vuole far passare è il seguente: cosa stiamo a preoccuparci tanto degli abusi sessuali sui minori quando invece la salute dell’infanzia è minacciata da tanti di quei fattori tossici ambientali a fronte dei quali l’abuso sessuale sarebbe, secondo l’autore dell’introduzione al libro di Gardner, l’ultimo dei problemi? Ancora una volta gli ricordiamo che si tratta di cose di livello logico differente che non possono essere collocate sullo stesso piano di ragionamento, pena forti dubbi sulle capacità di ragionamento razionale di chi compie queste operazioni illogiche.

L’attenzione al crimine dell’abuso sessuale non ci fa certo dimenticare gli altri problemi che affliggono l’infanzia; siete voi che invece volete occultare gli abusi sessuali mettendo in primo piano gli altri problemi. La violenza e gli abusi sessuali causano gravi problemi psichici a chi li subisce, stati depressivi protratti che peggiorano la qualità della vita, abbassano le difese immunitarie e riducono l’aspettativa di vita.

 

L’immagine è stata prelavata dal sito: http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=47

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – I

sahSi tratta del titolo di un libro, recentemente tradotto in italiano e messo in commercio da una nota casa editrice urbinate di testi universitari, nella collana psicologia della quale è curatore uno psicologo, docente universitario, autore di una lunga introduzione al libro medesimo.

Il testo originale risale al 1990 ed è stato scritto da un medico newyorkese, Richard Alan Gardner, tristemente famoso come il padre della cosiddetta PAS, ovvero la sindrome di alienazione genitoriale o parentale (Parental alienation syndrome in inglese).

L’originale non è stato pubblicato negli USA da un editore di testi scientifici ma, udite udite, dal suo stesso autore che con i proventi del suo lavoro stampava i libri in proprio; sosteneva di aver creato una casa editrice che, molto creativamente, chiamò Creative Therpautics, e che aveva in catalogo solo i libri da lui stesso scritti, pare circa una quarantina, molti dei quali ricavati rimaneggiando i precedenti, prendendo un capitolo da uno e un capitolo dall’altro e ‘creativamente’ mescolandoli tra loro.

La tesi di fondo di questo libro, L’isteria collettiva degli abusi sessuali, è sostanzialmente la seguente: gli abusi sessuali sui minori non esistono, il gran parlare che se ne fa non è dovuto alla sempre più diffusa scoperta di questo orribile reato a tutti i livelli, soprattutto nelle famiglie, ma a una sorta di isteria collettiva dalla quale saremmo stati colpiti tutti quanti noi che condanniamo senza mezze misure la pedofilia. Da qui il parallelo, davvero ardito e ‘creativo’, con i processi alle streghe; i pedofili quindi, coloro che abusano dei minori, vengono assimilati, da questo creativo autore, alle ‘streghe’ del 1600 e noi persone normali che condanniamo la pedofilia veniamo assimilati, nella mente creativa di costui e di tutti quelli che la pensano come lui, agli inquisitori del 1600 che conducevano le cosiddette cacce alle streghe.

Questo paragone è totalmente destituito di senso perché le cosiddette ‘streghe’ del 1600 erano in realtà donne che reagivano alle violenze e abusi subiti in famiglia con crisi psicomotorie che oggi chiameremmo di conversione (crisi isteriche del 1800 e primi del 1900) e che erroneamnte venivano ritenute possedute dal demonio e come tali sottoposte a processo sommario, torurate e poi bruciate vive sui roghi che sinistramente illuminarono quei secoli bui; i pedofili sono invece dei criminali che commettono reati orribili e quando vengono scoperti vengono regolarmente processati e se riconosciuti colpevoli condannati a pene detentive.

Tra le due cose non esiste relazione alcuna e voler vedere queste due cose in relazione tra loro è segno di non buona salute mentale. Pertanto, al fatto che che uno squilibrato come il dr Gardner avesse di queste uscite possiamo pure passarci sopra, ma che oggi qualcuno tenti di rivalutare questo squallido personaggio da incubo, è cosa che desta più di qualche sconcerto.

Ci proponiamo di analizzare questa operazione filo-pedofila in tutti i suoi aspetti.

LA SINPIA E LA PAS – VII

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Ottava frase:

La nozione di Alienazione Parentale è inoltre riconosciuta come possibile causa di maltrattamento psicologico dalle Linee Guida in tema di abuso sui minori della SINPIA (2007).

È evidente che l’autore di questa frase contenuta nelle Linee giuida SINPIA è lo stesso del comunicato SINPIA; l’autocitazione non è mai un buon requisito scientifico, anzi di solito dà adito a più di qualche sospetto.

Nona frase:

La SINPIA ribadisce come sia importante adottare le precauzioni e le misure necessarie, come impongono le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per garantire il diritto del minore alla bigenitorialità e tutelarlo dagli ostacoli che lo possono minacciare .

Alla SINPIA replichiamo che il tanto sbandierato diritto del minore alla bigenitorialità deve arretrare di fronte al rifiuto tenace espresso a volte da un minore verso la relazione con un genitore; come già detto, in questi casi, vanno analizzate tutte le possibili cause che possono essere alla base di questo rifiuto e non proponendo al giudice una sola di esse.

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

LA SINPIA E LA PAS – VI

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Settima frase:

Sotto questo profilo, si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale ed internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation, termine questo da preferirsi a quello di PAS; negli Stati Uniti ad esempio tale costrutto ha superato i criteri fissati dalle Frye e Daubert Rules per essere riconosciuti come scientificamente validi dalle competenti autorità giudiziarie.

Sull’esistenza della ‘vasta letteratura nazionale ed internazionale’ possiamo sommessamente sorridere. Non più di un anno fa è stato proprio uno dei più fanatici sostenitore della PAS, ora solo alienazione genitoriale, ad ammettere in un suo post su un blog di padri separati, che dal punto di vista medico, a parte Gardner, non c’è molto.

vezzetti

Adesso la SINPIA ci dice che c’è invece una vasta letteratura scientifica. Non vogliamo infierire più di tanto; I soci della SINPIA sanno cosa s’intende per letteratura scientifica, quindi si facciano dare queste pubblicazioni dall’autore di quel comunicato e poi ne parliamo.

Abbiamo già visto che citando la sentenza Cozzini la SINPIA ha toppato, perché nella sentenza Cozzini sono espressi principi giuridici che contraddicono la posizione stessa della SINPIA sul’alienazione genitoriale. Vediamo ora questi due nuovi principi, mutuati comunque dalla giurisdizione statunitense che presenta delle differenze rispetto a quella italiana.

La studiosa che si è occupata maggiormente dei rapporti tra il concetto di alienazione genitoriale e i due criteri statunitensi di accettazione di concetti scientifici in Tribunale, Frye e Daubert, è la D.ssa Jennifer Houlth, Law Guardian in New York (funzione equivalente pressappoco al nostro Garante dell’infanzia) nella sua tesi di Dottorato in diritto.

Sul criterio Frye la Houlth scrive:

«The 1923 Frye “general acceptance” test remains the standard gate-keeping test for the evidentiary admissibility of new science in many state jurisdictions. The Frye court observed that … thus required that “the thing from which the deduction is made must be sufficiently established to have gained general acceptance in the particular field in which it belongs”.»

«Il test Frye del 1923 sulla “generale accettazione” resta il test standard di ‘sbarramento’ per l’ammissibilità probatoria di una nuova teoria scientifica nella giurisdizione di molti stati. La Corte Frye ha osservato che … è richiesto che “ciò da cui la deduzione è fatta sia sufficentemente stabilito per avere guadagnato la generale accettazione nel particolare campo cui esso pertiene”.»

Esattamente il contrario quindi di ciò che scrive la SINPIA nel suo comunicato perché il concetto di alienazione genitoriale non ha affatto guadagnato la generale accettazione nel campo psichiatrico e psicologico, anzi tutt’altro.

La Houlth poi aggiunge:

«PAS is also not recognized as a valid medical syndrome by the American Medical Association, the American Psychiatric Association, or the American Psychological Association (‘APA’). The 1996 APA Presidential Task Force on Violence and the Family (“APA Task Force”) specifically noted that there is no data supporting PAS’s existence… While Gardner claimed PAS is admissible under Frye, PAS lacks any indicia of general acceptance by major medical institutions making it inadmissible under Frye.»

«La PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) non è riconosciuta come una sindrome medica valida dall’Associazione Medica Americana, dall’Associazione Psichiatrica Americana e dall’Associazione Psicologica Americana. Nel 1966 il Presidente della task-force dell’APA su violenza e famiglia ha specificamente notato che non vi sono dati che supportino l’esistenza della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale)… Mentre Gardner afferma che la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) è ammissibile sotto il criterio Frye, la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) manca di qualsiasi indizio di accettazione dalle maggiori istituzioni mediche e quindi non è ammissibile secondo il criterio Frye (che, come abbiamo visto, richiede la generale accettazione nel campo specifico).»

Il concetto di alienazione genitoriale non è quindi ammissibile secondo il criterio Frye, non ha superato i criteri fissati dalla sentenza Frye, contrariamente a quello che sostiene la SINPIA.

A distanza di settant’anni da Frye un nuovo intervento della Supreme Court, nel noto caso Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc. (509 U.S. 579 -1993), fermo restando il requisito della generale accettazione della teoria scientifica, aggiunse ulteriori requisiti di accettabilità della scientific evidence quali, in estrema sintesi, quello della sua verificabilità e falsificabilità, la percentuale di errore cui ha dato luogo l’applicazione della teoria, la sua pubblicazione in riviste scientifiche ed il controllo della teoria da parte di altri esperti (peer-review).

Su alienazione genitoriale e criterio Daubert la Houlth così si esprime:

«The relevant factors for determining whether PAS is admissible under Daubert are PAS’s lack of widespread acceptance discussed above under the Frye standard, an analysis of whether it is a valid medical syndrome, the error rate of its diagnostic criteria, the results of inter-rater reliability testing, and the nature of peer-review reportage

«I fattori rilevanti per determinare se la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) sia ricevibile ai sensi Daubert sono la mancanza di diffusa accettazione della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale) già discussa sotto lo standard Frye, l’analisi del fatto se si tratti di una sindrome medica valida, il tasso di errore dei suoi criteri diagnostici, i risultati di affidabilità inter-rater, e la natura delle relazioni peer-review”.

Pertanto anche sotto il crierio Daubert la teoria della PAS non ha superato gli standard di accettazione in Tribunale; la SINPIA nel suo comunicato a quali fonti ha attinto per sostenere quello che sostiene? Non vorremmo che la fonte fossero i siti e i blog che fanno capo alle associazioni dei padri separati; sarebbe davvero uno schiaffo alla scienza se ciò fosse vero.

 

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

Page 2 of 5

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén