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BIGENITORIALITÀ: DIRITTO DEL BAMBINO O DEGLI ADULTI?

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Dalla legge 54/2006:

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Prescindendo da quell’inizio frase alquanto infelice sul piano linguistico, rappresentato dalla congiunzione ‘anche’, sembrerebbe di capire che per la legge questo cosiddetto diritto alla bigenitorialità sia un diritto dei figli ma non degli adulti.

Questo principio è poi transitato nel Codice Civile, art. 337 Ter in questa forma:

Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Il cosiddetto diritto alla bigenitorialità rimane quindi, e sempre, un diritto dei figli ma non degli adulti; gli adulti hanno il dovere, l’obbligo di assicurare la bigenitorialità ai loro figli ma non il contrario. I bambini non hanno l’obbligo della bigenitorialità.

Allora perché per molti CTU e Servizi sociali i bambini devono essere obbligati a relazionarsi con entrambi i genitori, anche con quello che rifiutano? Che può essere un genitore violento o abusante? Perché molti Tribunali obbligano i bambini a relazionarsi col genitore rifiutato?

La Legge 77/2013, che ha ratificato la Convenzione di Istanbul, è chiara, il diritto alla protezione e sicurezza dei figli nel corso della separazione è prioritario rispetto a qualsiasi altro diritto vantato dagli adulti.

Alle associazioni di padri separati la Convenzione di Istanbul ovviamente non piace a l’hanno criticata affermando che si tratta di un attacco ai diritti degli uomini. La Convenzione di Istanbul si limita a garantire il diritto di donne e bambini di sottrarsi alla violenza maschile; i padri separati ritengono forse che la violenza su donne e bambini sia un loro diritto?

E alcuni tribunali italiani, invece di seguire il piffero rauco e gracchiante di chi si crede ancora un pifferaio magico, perché non si limitano ad applicare le leggi dello Stato italiano?

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