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Sito di corretta informazione sulla bigenitorialità

Categoria: Affido condiviso Page 1 of 3

VERSO IL TESTO UNIFICATO

Dovrà lavorare tutta l’estate, il sen. Pillon, per assemblare i 6-7 e passa DDL sul diritto di famiglia e tirarne fuori un testo unico.
Ma se il materiale di partenza è penoso altrettanto penoso sarà il risultato finale.
Non sarà solo in questa fatica immane, si sacrificheranno con lui tanti padri separati rifiutati dai figli, sé dicenti presidenti di improbabili associazioni, da quella che ha sede in un piccolo garage a Roma a quella che invece ha sede nello sportello bancomat di Via Marsili 10/A a Bologna; per non dimenticare quello che pubblica i suoi studi sui topi monogamici della Califormia su riviste a pagamento (pare 1.500 dollari la botta); qui potete sentirlo urlare.

Sen. Pillon, la legge attuale, sia pur con certi limiti, funziona bene nella maggioranza delle separazioni, questo lei lo sa benissimo; là dove la legge 54 non funziona è nelle separazioni che fanno seguito a violenza in famiglia o ad abusi sessuali sui figli minori, da lei impropriamente defnite separazioni conflittuali. Sono una esigua minoranza e lei, per favorire i genitori violenti o pedofili vuole danneggiae tutti gli altri genitori che si separano in maniera consensuale o giudiziale “leggera” per così dire. Ma se ne rende conto?
Per le separazioni che seguono a violenza o abusi esiste già una legge quadro per disciplinarle, e si chiama Convenzione di Istanbul; si tratta solo di applicarla, inserendo nel Codice civile delle norme ispirate alla Convenzione di Istanbul. Come del resto ha fatto la Francia, si informi.

E non c’è altra strada da percorrere, se si vuole restare nel novero dei paesi civili, se si vogliono evitare le censure della Corte Costituzionale e della CEDU.
Le forniamo una traccia, anche se, ce ne rendiamo conto, troppo estremistica per i suoi gusti; la ammorbidisca pure, ma questa è la strada, le piaccia o non le piaccia.

«1. Ai sensi della Legge 77/2013, articoli 26, 31 e 48, in presenza di episodi documentati di violenza in famiglia:
   a) il genitore violento è escluso dall’affidamento dei figli minori poiché il comportamento violento di un genitore è di pregiudizio al sereno sviluppo psico-fisico dei figli;
   b) è vietata la mediazione familiare in tutte le sue forme, anche come coordinazione genitoriale;
   c) la violenza sui figli, diretta o assistita, comporta d’ufficio l’avvio di un procedimento penale a carico del genitore violento per maltrattamento sul minore, ai fini della valutazione della sospensione della responsabilità genitoriale e della sospensione del cosiddetto diritto di visita.
2. Ai sensi della presente legge per “episodi documentati di violenza in famiglia” si intendono episodi di violenza fisica e/o psicologica documentati da specifico referto medico e psicologico provenienti da strutture pubbliche, indipendentemente dall’avvio e dall’esito del relativo procedimento penale.»

ALLELUIA!!

Eliminati finalmente i circa centomila commenti spam che avevano bloccato il blog.

L’imbecille padre separato di Firenze, autore di quello spam, sappia che non ci ha affatto scoraggiati dal continuare a pubblicare la verità su affidi e separazioni, bigenitorialità, violenza contro le donne, abusi sessuali sui minori, ecc.

Abbiamo utilizzato proficuamente questo tempo per archiviare un bel po’ di materiale che pubblicheremo di seguito.

Cominciamo con questo articolo della D.ssa Elvira Reale, psicologa a Napoli; non ha senso parlare di diritto alla bigenitorialità, un’autentica follia psicologica e giuridica.

Di quale genitorialità va parlando il genitore violento con i figli (violenza diretta o asssitita)? Quale genitorialità pretende il genitore pedofilo?

È chiaro che i figli non lo riconoscono come genitore, ed esprimono il loro dissenso da questo genitore perverso e degenere con il rifiuto.

Ma contro questi bambini, autentici dissidenti del patriarcato, si scatena il sistema psico-giuridico. Ecco il caso che ha scetenato contro questo blog la furia dello spam del padre separato imbecille fiorentino.

QUANDO I PADRI SEPARATI …

Quando i padri separati associati facevano cyberstalking alla On. Casellati.

È abbastanza prevedibile, appena sarà formato il nuvo Governo, che ci sarà la solita inondazione di progetti e disegni di legge da parte dei padri separati associati sui temi a loro cari, e cioè alienazione parentale, mediazione familiare, tutela dei padri separati, ecc. È bene quindi ripassare un po’ di storia di queste associazioni per capire di che pasta sono fatte.

Nel 2011 la On. Bernardini, del Partito Radicale, intenerita dalle lagne dei padri separati associati ha presentato una interrogazione parlamentare  al Governo per denunciare la mancata applicazione della Legge 54/2006, leitmotiv delle lagnanze dei padri separati, insieme alla PAS, ora divenuta alienazione parentale.

Alla On. Bernardini replicò, a nome del Governo, la On. Casellati, all’epoca Sottosegretario alla Giustizia.

E fin qui nulla di strano, tutto legittimo, una interrogazione parlamentare che purtroppo è infarcita delle solite mistificazioni dei padri separati associati e la replica del Governo che riporta dati ufficiali che smentiscono proprio quelle mistificazioni.

Ed ecco che si scatena la macchina dello stalking dei padri separati associati, cioè le stesse dinamiche che hanno portato le loro ex-mogli a mandarli al diavolo e i loro figli a rifiutarli.

Cominciano con un articolo anonimo con il quale criticano il Governo che non si è accorto di quello che loro continuano a chiamare falso condiviso, affermano che l’On. Casellati recita litanie arrivando a scrivere che loro, che si autodefiniscono società civile (sic!), hanno delle perplessità sulla idoneità della On. Casellati a rivestire il ruolo di Sottosegretario alla Giustizia.

A distanza di pochi giorni ecco comparire un articolo del loro consulente scientifico che accusa la On. Casellati di aver fatto affermazioni prive di valenza scientifica; costui cita la solita letteratura vecchia di decine di anni, smentita da lavori più recenti.

A seguire un nuovo articolo a firma di Salvatore Garofalo, Presidente dell’associazione Papà separati nazionale, con il quale la On. Casellati si guadagna l’appellativo di oscurantista; tutto questo perché ha riportato i dati ufficiali ISTAT che, a giudizio di Garofalo, sarebbero privi di valenza scientifica.

Dulcis in fundo l’intervento lacrimevole di un certo Stefano che da 439 giorni non riuscirebbe a fare un giro con suo figlio.

Ci fermiamo qui; ci sarebbe dell’altro ma sarebbe abusare della pazienza di chi legge.
Lo stalking nei confronti della politica riprenderà a breve, come dicevamo, con l’inondazione dei soliti disegni e progetti di legge. La storia insegna, e se i figli di costoro, costretti a frequentarli contro la propria volontà per via di una legge ingiusta e coercitiva nei confronti dei bambini, al raggiungimento della maggiore età li mandano al diavolo e se ne tornano dalle madri, un motivo ci sarà.

BIGENITORIALITÀ: DIRITTO DEL BAMBINO O DEGLI ADULTI?

Dalla legge 54/2006:

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Prescindendo da quell’inizio frase alquanto infelice sul piano linguistico, rappresentato dalla congiunzione ‘anche’, sembrerebbe di capire che per la legge questo cosiddetto diritto alla bigenitorialità sia un diritto dei figli ma non degli adulti.

Questo principio è poi transitato nel Codice Civile, art. 337 Ter in questa forma:

Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Il cosiddetto diritto alla bigenitorialità rimane quindi, e sempre, un diritto dei figli ma non degli adulti; gli adulti hanno il dovere, l’obbligo di assicurare la bigenitorialità ai loro figli ma non il contrario. I bambini non hanno l’obbligo della bigenitorialità.

Allora perché per molti CTU e Servizi sociali i bambini devono essere obbligati a relazionarsi con entrambi i genitori, anche con quello che rifiutano? Che può essere un genitore violento o abusante? Perché molti Tribunali obbligano i bambini a relazionarsi col genitore rifiutato?

La Legge 77/2013, che ha ratificato la Convenzione di Istanbul, è chiara, il diritto alla protezione e sicurezza dei figli nel corso della separazione è prioritario rispetto a qualsiasi altro diritto vantato dagli adulti.

Alle associazioni di padri separati la Convenzione di Istanbul ovviamente non piace a l’hanno criticata affermando che si tratta di un attacco ai diritti degli uomini. La Convenzione di Istanbul si limita a garantire il diritto di donne e bambini di sottrarsi alla violenza maschile; i padri separati ritengono forse che la violenza su donne e bambini sia un loro diritto?

E alcuni tribunali italiani, invece di seguire il piffero rauco e gracchiante di chi si crede ancora un pifferaio magico, perché non si limitano ad applicare le leggi dello Stato italiano?

“IL TEMPO”, LA PAS E LA DISINFORMAZIONE

Alcuni giorni fa il quotidiano online “Il Tempo.it” ha pubblicato un articoloMinori contesi e guerra di perizie. Il divorzio diventa un ring, coi piccoli al centro”.

Lo spunto per questo articolo è la pubblicazione di un libro di un padre separato nel quale sono raccolte alcune storie; pubblicheremo alcune storie di madri separate, che nessuno ha sinora voluto pubblicare perché le vicende delle madri non fanno storia, al tempo del patriarcato. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Ciò di cui vogliamo parlare è la consueta disinformazione che sistematicamente viene fatta dalle associazioni dei padri separati sui media in generale, ricercando sempre maggiore visibilità mediatica per attirare nuovi iscritti e aumentare il loro giro di affari.

La consueta disinformazione si riferisce alla PAS, o sindrome di alienazione genitoriale e alla teoria della false accuse. Ecco il pezzo incriminato.

tempo

Sulla cosiddetta PAS abbiamo, in ordine di tempo cronologico:

1) La dichiarazione ufficiale del Governo della Repubblica Italiana sulla PAS, che così si esprime:

 Al momento la letteratura scientifica e i professionisti legali internazionali ragguagliano contro l’esistenza della PAS, contro la sua ammissibilità nelle corti e sulla necessità di ulteriore ricerca e studi prima che nuove teorie siano usate in complesse e delicate questioni collegate alla cura dei figli nei casi di separazione; non è tollerabile, ipocritamente, che ci possa essere il tentativo di introdurre una simile teoria, stabilito che per le sue tradizioni l’Italia si colloca al centro dei suoi interessi i diritti del bambino”.

2) La dichiarazione del Ministero della salute che la definisce priva di fondamento scientifico; il link è il seguente:

3) La dichiarazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Toscana e la dichiarazione dell’Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, entrambe in sintonia con quella del Ministero della Salute.

4) La dichiarazione del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici-Chirurghi, che afferma:

la cosiddetta PAS è priva di riconoscimenti ufficiali in assenza di evidenze scientifiche e non è codificata dai principali sistemi classificativi delle malattie DSM-IV e ICD-10, mancando allo stato attuale criteri diagnostici condivisi nell’ambito della comunità scientifica.

5) La sentenza della Suprema Corte di Cassazione 20 marzo 2013 n° 7041 con la quale la Corte ribadisce che nel processo non si possono usare “teorie prive del necessario conforto scientifico”.

6) La dichiarazione della Società Italiana di Pediatria il cui Presidente categoricamente afferma:

 La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

 7) La sentenza del Tribunale Penale di Venezia che ha assolto la madre di un bambino che era stata denunciata dall’ex-coniuge di maltrattamenti sul minore per avergli causato la PAS. Il Tribunale ha assolto la donna con la formula: il fatto non sussiste.

8) La sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato l’istanza di un padre in merito all’accertamento della cosiddetta PAS a carico del figlio con la motivazione della “inammissibilità di accertamenti istruttori (leggi CTU) in ordine alla cd. PAS , in quanto … priva di fondamento scientifico”.

Riteniamo, alla luce di quanto su esposto, che ogni ulteriore discorso intorno a questa teoria è privo di senso.

La cd. PAS fu inventata da un mediconzolo statunitense per difendere i padri accusati di violenza o di abusi sessuali sui figli; questa teoria consentì al regista Woody Allen di essere scagionato dalle accuse di abusi sessuali su una delle sue figlie adottive, e questo le ha conferito la notorietà di cui gode. In una recente e sofferta intervista la figlia adottiva di Woody Allen, ora ventottenne, ha confermato le accuse di allora. Dobbiamo considerarla alienata, cioè pazza, anche adesso?

A questo punto ci chiediamo: a chi giova questa disinformazione?

E veniamo al secondo aspetto: le false accuse; secondo la giornalista, che cita come fonte un’associazione di padri separati, le false accuse sarebbero pari all’85% mentre solo il 15% sarebbero accuse fondate. Ma un giornalista serio non è tenuto a verificare la veridicità di ciò che dichiarano le sue fonti, prima di pubblicarle? Da dove vengono quei numeri? Che attendibilità hanno quelle percentuali? Chi le ha rilevate? Con quale metodologia?

La statistica è una scienza seria, non le barzellette raccontate dalle associazioni di padri separati; tali associazioni, che annoverano tra i loro iscritti padri accusati di violenze in famiglia e/o abusi sessuali, e talvolta anche tra i loro quadri dirigenti, sono in prima linea nel fare disinformazione su questi aspetti per una semplice questione di autotutela. Non possono pertanto essere ritenuti attendibili.

Quindi, ancora una volta, a chi giova questa disinformazione?

QUELLI CHE ODIANO LA FAMIGLIA – I

L’esotico caravanserraglio delle associazioni di padri separati si muove instancabile alla ricerca di sponsor politici che portino in Parlamento le loro istanze; certo una volta era più facile, s’erano riuniti in una sola associazione, ovviamente ONLUS, che s’occupava delle relazioni politiche, ovvero di fare lobbing parlamentare (ma la parola lobbing forse è un po’ scostumata, meglio dire moral persuasion, vero?).

E che ci vogliamo fare, la passione per il volontariato, in Italia, è pari a quella per il cinque per mille, e cosa c’è di meglio per portare a casa un bel po’ di soldini senza faticare, di una bella ONLUS? E ci fai pure la tua bella figura quando ti presenti in società come presidente di una ONLUS, mica ci interessa il denaro a noi, noi siamo di utilità sociale.

E fu per questa passione dell’utilità sociale che pani e pesci, pardon che le associazioni si moltiplicarono (troppo giusto, se c’è da magna’ magnamo un po’ tutti quanti) e ciascun nuovo soggetto associativo, andante moscio dalla flora alla fauna, cerca di mettere la sua bandierina su questo o quel partito politico, su questo o quel singolo parlamentare.

L’ultima di cotali bandierine sventola dal 1° luglio 2014 sui seggi dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti (PDL 2507); non portiamo il conto delle proposte e disegni di legge presentati per conto delle associazioni di padri separati, ma forse siamo a circa una ventina.

Che dire di quest’ultima? Non siamo esperti della materia ma ci sembra un ributtante minestrone indigeribile e andato a male.

Già dallo sproloquio introduttivo, che vorrebbe condire di scientificità il cumulo successivo di sciocchezze, si comprende che razza di pastrocchio sia stato messo su; basti dire che a scriverlo sono stati gli stessi che con il DDL 957, buonanima, enfatizzavano la PAS e dichiaravano Gardner il massimo profeta della scienza psicologica contemporanea.

All’epoca ebbero l’ardire di scrivere quanto segue:
La letteratura scientifica ha ormai ampiamente documentato sia l’esistenza di questa specifica sindrome che il principale suo rimedio, che consiste nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l’esercizio della potestà”.

Orrore, quest’ultimo, sistematicamente perpetrato da molti Tribunali su incitazione di CTU sciagurati, che hanno privato i bambini del genitore protettivo per consegnarli al genitore violento o abusante, o per rinchiuderli in cosiddette case famiglia.

Ma di quale letteratura scientifica parlano, di grazia? Quella che non sanno nemmeno leggere?

È proprio uno dei padri separati citati che preso da foga bigenitoriale fece confusione in un suo articolo tra i bulbi carotidei (sede dei chemiocettori sensibili alla concentrazione di CO2 nel sangue) e i centri bulbari della respirazione che secondo lui verrebbero modificati dalla separazione genitoriale; scarsino in anatomia umana a quanto pare, forse l’anatomia dei padri separati è diversa da quella di tutti noi. Articolo maldestramente tradotto in un inglese approssimativo e nel quale compare tradotto anche il cognome del primo autore dello studio ‘bulbare’, prof. Marco Battaglia (pag. 7, citazione n° 2, ‘Battle’).

Come si può ancora dare credito a questa gente?

Riservandoci di analizzare nei prossimi post questo progetto di legge non possiamo esimerci, in questa sede, dal suggerire al legislatore di prevedere, per la futura legge sulla figura professionale del mediatore familiare, una clausola di incompatibilità così formulata: “Non possono esercitare la professione di mediatore familiare coloro che sono separati o divorziati”.

Può sembrare una discriminazione ma non lo è; è pensabile, difatti, che chi non ha saputo tenere unita la propria famiglia possa mediare i conflitti delle famiglie altrui? Il mediatore familiare separato o divorziato finirà con il rivivere il suo stesso conflitto, si schiererà inevitabilmente con l’uno o con l’altro dei coniugi, a seconda del suo vissuto inconscio, perdendo così la sua imparzialità, la sua terzietà.

Non ne parliamo poi se ci si ritrova come mediatore familiare uno dei padri separati provenienti dalle note associazioni o comunque un soggetto formato nei corsi per mediatore familiare tenuti dalle stesse associazioni di padri separati; riverseranno nel loro lavoro tutto l’odio e l’astio che queste associazioni diffondono verso donne e bambini. La loro ideologia è ancora quella del pater familias, del padre-padrone che sottomette moglie e figli e che se non gli obbediscono li uccide.

Sarebbe come far svolgere la psicoterapia a uno psicotico; possono derivarne solo danni sociali incalcolabili.

LA TELA DI PENELOPE

Secondo il mito greco narrato da Omero nell’Odissea, Penelope era la moglie di Ulisse, il re di Itaca. Mentre il suo eroico consorte, tipico esemplare di maschio mediterraneo, terminata la guerra di Troia pensò bene di concedersi una vacanza dai suoi doveri coniugali gironzolando per i mari alla scoperta delle bellezze di terre misteriose, Penelope era impegnata nella sua terra a difendere il trono e il suo onore di donna e regina. Molestata da nobilotti locali escogitò, per tenere lontani i suoi pretendenti, un espediente: avrebbe scelto uno di loro quando avesse terminato di tessere la tela per il consorte dato ormai per morto. Tela che ogni notte veniva disfatta in maniera da non essere mai terminata.

“Giovani, amanti miei, tanto vi piaccia,
Poiché già Ulisse tra i defunti scese,
Le mie nozze indugiar, ch’io questo possa
Lugubre ammanto per l’eroe Laerte,
Acciò le fila inutili io non perda,
Prima fornir, che l’inclemente Parca,
Di lunghi sonni apportatrice, il colga.
Non vo’ che alcuna delle Achee mi morda,
Se ad uom, che tanto avea d’arredi vivo,
Fallisse un drappo in cui giacersi estinto”.

I penelopi nostrani, i padri separati riuniti nelle cosiddette associazioni di padri separati, mostrano altrettanta tenacia ma per fini molto meno nobili della Penelope omerica.

Dopo la controversa approvazione della famigerata Legge n° 54 del 2006, criticata da settori della stessa maggioranza di centro-destra che la approvò, criticata dai giuristi a pochi mesi dalla sua approvazione, gli ‘stati minori’ delle nascenti associazioni di padri separati hanno deciso di allearsi per avere più forza nelle loro rivendicazioni; sono nati così diversi cartelli di queste associazioni, a volte persino in disaccordo tra loro stessi.

Un articolo pubblicato nel 2004 da uno di loro censì una quarantina circa di cotali associazioni, la maggior parte di esse con non più di 4-5 iscritti, molte addirittura formate da una sola persona, altre in cui le stesse persone avevano creato più sigle di presunte associazioni inesistenti; un modo di agire abbastanza truffaldino.

Più volte ci siamo chiesti che cosa può spingere una persona che si separa a fondare un’associazione e la risposta che ci siamo dati attiene alla psicologia, vale a dire come modalità di abreazione del trauma della separazione coniugale; ma non è sufficiente a spiegare tanta tenacia. Ora abbiamo le idee più chiare sulle motivazioni di queste associazioni; le loro motivazioni sono economiche.

Alcuni padri separati, anche attingendo a quanto accadeva all’estero, hanno scoperto nell’associazionismo una ricca fonte di reddito; quasi tutte le associazioni sono state create come ONLUS, con diritto quindi a rientrare nella ripartizione del cinque per mille dell’IRPEF (il sistema è tale che anche se non si riceve la scelta sul modello 730 o sul modello Unico comunque si partecipa in maniera proporzionale alla ripartizione dell’intero bottino). Fondatori di queste associazioni sono spesso ex-promotori finazianri o ex-bancari; e, si sa, gente che sa far girare i soldi si ritrova dove ci sono soldi da far girare. La conferma ci viene proprio dal loro interno.

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Ma la loro avidità non si è accontentata di questo; attraverso i progetti di legge da loro stessi preparati e poi fatti firmare a parlamentari a loro vicini, stanno cercando di aumentare i loro fatturati.

Nella scorsa legislatura ci hanno provato con progetti di legge che miravano a far riconoscere la cosiddetta sindrome di alienazione parentale (PAS) come causa di perdita della potestà genitoriale del genitore protettivo verso il bambino; sì perché molti di loro hanno avuto una separazione non proprio tranquilla, spesso motivata da violenza in famiglia o addirittura da abusi sui loro stessi figli, e si sono trovati di fronte al rifiuto dei figli di continuare a frequentarli, oltre che alla necessità di doversi difendere dalle accuse.

La PAS era lì, già pronta e confezionata per l’uso, il passo necessario era una legge che la consacrasse; ma gli andò male, riuscimmo a contrastare efficacemente i loro tentativi. Un grosso aiuto in tal senso venne dal partito IDV, l’unico che si mostrò sensibile a questi temi, e la legislatura si concluse senza che nemmeno uno dei loro progetti di legge venisse approvato. Questa ormai è storia.

Ma, da bravi e tenaci penelopi, potevano smentirsi? Hanno ricominciato a tessere la loro tela ipnotica riuscendo a convincere parlamentari di tutte le forze politiche a sottoscrivere senza nemmeno leggerli, i loro progetti di legge; visto che non potevano rimettere in gioco la porcheria della PAS, ormai sonoramente sconfessata, si sono buttati sulla mediazione familiare obbligatoria.

Naturalmente, da bravi manipolatori, cresciuti alla scuola della comunicazione persuasiva e della PNL, nascondono il vero obiettivo del loro agire dietro il concetto della bigenitorialità; ma la bigenitorialità è già nelle leggi italiane, nella maggior parte delle separazioni e divorzi la modalità di affidamento preferita è quella condivisa, quindi continuando a parlare di bigenitorialità scoprono soltanto l’acqua calda. Riescono, purtroppo, a convincere tanti sprovveduti, tra parlamentari e giornalisti, della giustezza delle loro tesi, impietosiscono le platee mediatiche con qualche lacrimevole caso (senza però far cenno ai motivi reali per cui i figli in quello specifico caso rifiutano il rapporto con il padre) e così creano il consenso.

La partita è solo all’inizio, stanno strombazzando a destra e a manca le loro tesi, noi abbiamo sempre di riserva le nostre campane; staremo a vedere.

Si tratta di resistere sino alla fine di questo parlamento di nominati; il prossimo comunque sarà di politici eletti dagli elettori. Certi politici, e certi partiti, si facciano bene i conti: per ciascun padre separato c’è anche una madre separata (escluse ovviamente quelle fatte fuori dai loro ex) e ci sono dei figli che intanto sono cresciuti e magari alle prossime elezioni avranno diritto di voto.

 

ABBOZZO DI LINEE-GUIDA PER LA SEPARAZIONE

Di fronte al nuovo proliferare delle alghe tossiche rappresentate dalle proposte e disegni di legge che vogliono far intervenire le associazioni dei padri separati nelle separazioni coniugali, riproponiamo queste bozze di linee guida per difendere le donne e i bambini dalla violenza e dagli abusi; sono graditi suggerimenti, integrazioni e quant’altro.

 1) Un primo consiglio è quello di annotare tutto, ai colloqui con i Servizi sociali andate con qualcuno (es. il vostro avvocato di fiducia) che potrà testimoniare in futuro in tribunale perché voi non sarete credute, i vostri figli non saranno creduti. Annotate, scrivete i nomi di eventuali testimoni, al limite registrate i colloqui; non è molto legale ma tenete presente che in futuro in tribunale sarà solo la vostra parola e quella di vostro figlio contro quella dei Servizi sociali. Se avrete delle prove non potranno incastrarvi.

 2) Se il conflitto è acceso, se ci sono violenze, recatevi presso un Centro antiviolenza, non fidatevi di chi, a titolo personale o come associazione, si fa avanti per aiutarvi, soprattutto non andate mai in un cosiddetto centro di mediazione familiare. Non c’è ancora una legge che regolamenti la mediazione familiare quindi nessuno sa che competenze hanno i sé dicenti mediatori familiari; anche se centri pubblici operano in assenza di una legge, di una normativa. Molti di questi centri sono solo covi di maschilisti, operano con tecniche di programmazione neurolinguistica e il loro obiettivo è di farvi a pezzi.

 3) Non lasciatevi intimidire.

 4) Se qualcuno che non è un medico fa anche solo un accenno alla PAS ditegli che lo potreste denunciare per esercizio abusivo della professione medica.
Se è un medico a parlare di PAS ditegli che per la scienza ufficiale questa cosa non esiste e che quindi rischia un esposto all’Ordine dei Medici perché non si attiene alle conoscenze scientifiche ufficiali.

4) Se non avete redditi avete diritto al gratuito patrocinio sia dell’avvocato sia degli specialisti (CTU e CTP).

Per il CTP la dichiarazione di accettare il gratuito patrocinio deve essere fatta per iscritto dal professionista prima che inizi il suo lavoro e consegnata al vostro avvocato.

Per il CTU la richiesta va fatta al momento del conferimento dell’incarico.

LA SINPIA E LA PAS – VII

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Ottava frase:

La nozione di Alienazione Parentale è inoltre riconosciuta come possibile causa di maltrattamento psicologico dalle Linee Guida in tema di abuso sui minori della SINPIA (2007).

È evidente che l’autore di questa frase contenuta nelle Linee giuida SINPIA è lo stesso del comunicato SINPIA; l’autocitazione non è mai un buon requisito scientifico, anzi di solito dà adito a più di qualche sospetto.

Nona frase:

La SINPIA ribadisce come sia importante adottare le precauzioni e le misure necessarie, come impongono le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per garantire il diritto del minore alla bigenitorialità e tutelarlo dagli ostacoli che lo possono minacciare .

Alla SINPIA replichiamo che il tanto sbandierato diritto del minore alla bigenitorialità deve arretrare di fronte al rifiuto tenace espresso a volte da un minore verso la relazione con un genitore; come già detto, in questi casi, vanno analizzate tutte le possibili cause che possono essere alla base di questo rifiuto e non proponendo al giudice una sola di esse.

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

LA SINPIA E LA PAS – VI

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Settima frase:

Sotto questo profilo, si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale ed internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation, termine questo da preferirsi a quello di PAS; negli Stati Uniti ad esempio tale costrutto ha superato i criteri fissati dalle Frye e Daubert Rules per essere riconosciuti come scientificamente validi dalle competenti autorità giudiziarie.

Sull’esistenza della ‘vasta letteratura nazionale ed internazionale’ possiamo sommessamente sorridere. Non più di un anno fa è stato proprio uno dei più fanatici sostenitore della PAS, ora solo alienazione genitoriale, ad ammettere in un suo post su un blog di padri separati, che dal punto di vista medico, a parte Gardner, non c’è molto.

vezzetti

Adesso la SINPIA ci dice che c’è invece una vasta letteratura scientifica. Non vogliamo infierire più di tanto; I soci della SINPIA sanno cosa s’intende per letteratura scientifica, quindi si facciano dare queste pubblicazioni dall’autore di quel comunicato e poi ne parliamo.

Abbiamo già visto che citando la sentenza Cozzini la SINPIA ha toppato, perché nella sentenza Cozzini sono espressi principi giuridici che contraddicono la posizione stessa della SINPIA sul’alienazione genitoriale. Vediamo ora questi due nuovi principi, mutuati comunque dalla giurisdizione statunitense che presenta delle differenze rispetto a quella italiana.

La studiosa che si è occupata maggiormente dei rapporti tra il concetto di alienazione genitoriale e i due criteri statunitensi di accettazione di concetti scientifici in Tribunale, Frye e Daubert, è la D.ssa Jennifer Houlth, Law Guardian in New York (funzione equivalente pressappoco al nostro Garante dell’infanzia) nella sua tesi di Dottorato in diritto.

Sul criterio Frye la Houlth scrive:

«The 1923 Frye “general acceptance” test remains the standard gate-keeping test for the evidentiary admissibility of new science in many state jurisdictions. The Frye court observed that … thus required that “the thing from which the deduction is made must be sufficiently established to have gained general acceptance in the particular field in which it belongs”.»

«Il test Frye del 1923 sulla “generale accettazione” resta il test standard di ‘sbarramento’ per l’ammissibilità probatoria di una nuova teoria scientifica nella giurisdizione di molti stati. La Corte Frye ha osservato che … è richiesto che “ciò da cui la deduzione è fatta sia sufficentemente stabilito per avere guadagnato la generale accettazione nel particolare campo cui esso pertiene”.»

Esattamente il contrario quindi di ciò che scrive la SINPIA nel suo comunicato perché il concetto di alienazione genitoriale non ha affatto guadagnato la generale accettazione nel campo psichiatrico e psicologico, anzi tutt’altro.

La Houlth poi aggiunge:

«PAS is also not recognized as a valid medical syndrome by the American Medical Association, the American Psychiatric Association, or the American Psychological Association (‘APA’). The 1996 APA Presidential Task Force on Violence and the Family (“APA Task Force”) specifically noted that there is no data supporting PAS’s existence… While Gardner claimed PAS is admissible under Frye, PAS lacks any indicia of general acceptance by major medical institutions making it inadmissible under Frye.»

«La PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) non è riconosciuta come una sindrome medica valida dall’Associazione Medica Americana, dall’Associazione Psichiatrica Americana e dall’Associazione Psicologica Americana. Nel 1966 il Presidente della task-force dell’APA su violenza e famiglia ha specificamente notato che non vi sono dati che supportino l’esistenza della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale)… Mentre Gardner afferma che la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) è ammissibile sotto il criterio Frye, la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) manca di qualsiasi indizio di accettazione dalle maggiori istituzioni mediche e quindi non è ammissibile secondo il criterio Frye (che, come abbiamo visto, richiede la generale accettazione nel campo specifico).»

Il concetto di alienazione genitoriale non è quindi ammissibile secondo il criterio Frye, non ha superato i criteri fissati dalla sentenza Frye, contrariamente a quello che sostiene la SINPIA.

A distanza di settant’anni da Frye un nuovo intervento della Supreme Court, nel noto caso Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc. (509 U.S. 579 -1993), fermo restando il requisito della generale accettazione della teoria scientifica, aggiunse ulteriori requisiti di accettabilità della scientific evidence quali, in estrema sintesi, quello della sua verificabilità e falsificabilità, la percentuale di errore cui ha dato luogo l’applicazione della teoria, la sua pubblicazione in riviste scientifiche ed il controllo della teoria da parte di altri esperti (peer-review).

Su alienazione genitoriale e criterio Daubert la Houlth così si esprime:

«The relevant factors for determining whether PAS is admissible under Daubert are PAS’s lack of widespread acceptance discussed above under the Frye standard, an analysis of whether it is a valid medical syndrome, the error rate of its diagnostic criteria, the results of inter-rater reliability testing, and the nature of peer-review reportage

«I fattori rilevanti per determinare se la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) sia ricevibile ai sensi Daubert sono la mancanza di diffusa accettazione della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale) già discussa sotto lo standard Frye, l’analisi del fatto se si tratti di una sindrome medica valida, il tasso di errore dei suoi criteri diagnostici, i risultati di affidabilità inter-rater, e la natura delle relazioni peer-review”.

Pertanto anche sotto il crierio Daubert la teoria della PAS non ha superato gli standard di accettazione in Tribunale; la SINPIA nel suo comunicato a quali fonti ha attinto per sostenere quello che sostiene? Non vorremmo che la fonte fossero i siti e i blog che fanno capo alle associazioni dei padri separati; sarebbe davvero uno schiaffo alla scienza se ciò fosse vero.

 

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

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