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Categoria: Alienazione genitoriale

ANCORA CONVEGNI SULLA SPAZZATURA

rifiutiIl rifiuto tossico in questione è la PAS, ovvero sindrome di alienazione genitoriale o parentale, declassata recentemente a semplice alienazione genitoriale, ma solo per far scemi gli allocchi.

L’ultimo convegno in ordine di tempo di cui si ha notizia è quello di Salerno del 6 aprile scorso, organizzato, udite udite, come corso ECM dall’Ordine Avvocati; più che di crediti dobbiamo parlare di debiti formativi contratti dagli avvocati che hanno partecipato al convegno.

Questo perché?

In primo luogo, ormai lo sanno pure i somari, la cosiddetta PAS non è mai entrata in nessuna classificazione ufficiale delle malattie; qui i pro-PAS raggiungono l’apoteosi dell’incoerenza. Da un lato si sbracciano e si stracciano le vesti per far entrare la PAS nel DSM, dall’altro dicono che non ha nessuna importanza tanto esiste lo stesso; certo che i somari esistono lo stesso, mica sono classificati nel DSM!

Di recente in Italia si sono pronunciati contro la PAS:

  1. Il ministro della Salute;
  2. La FNOMCEO, ovvero Federazione nazionale degli Ordini dei medici e odontoiatri;
  3. La SIP, ovvero Società italiana di pediatria;
  4. La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n° 7041 del 6 marzo 2013;
  5. L’Ordine degli psicologi della Regione Lazio.

Se errare è umano perseverare è diabolico! I pro-PAS sono la prova dell’esistenza del diavolo.

Consigliamo ai sigg.i avvocati di Salerno di disintossicarsi qui.

L’ESPERIENZA FRANCESE – V

cover_aConcludiamo per ora l’analisi dell’esperienza francese su affido condiviso e residenza alternata con un articolo di notevole interesse pubblicato nel 2010 dalla Rivista Actualité Juridiques Famille; gli autori sono rispettivamente un Giudice di famiglia del Tribunale di Nanterre e un Avvocato di Parigi.

Indicano in primo luogo alcuni criteri per concedere la residenza alternata, quali:

– la prossimità delle abitazioni dei genitori
– la disponibilità e la collaborazione dei genitori
– il bambino stesso
– l’accordo dei genitori.

Questi criteri sono cumulativi e l’assenza di uno di essi costituisce un autentico ostacolo alla residenza alternata.

Perché la residenza alternata abbia delle possibilità di successo, la comunicazione tra i genitori dev’essere non solo esistente ma ‘fluida’.
L’accordo tra i genitori è il criterio maggiormente determinante.

In conclusione:
La residenza alternata rimane una bella idea MA «in un mondo popolato da genitori concilianti» e «da bambini psicologicamente solidi».

BIBLIOGRAFIA

Chopin M, Cadars Beaufour C: Les limites de la résidence alternée. Les critères de la résidence alternée, une simple faculté offerte au juge. AJ Famille, n° 1, Janvier 2010.

L’ESPERIENZA FRANCESE – IV

université_GrenobleDi recente il Prof. Poussin ha chiarito in un’intervista il suo pensiero, proprio per mettere fine alla strumentalizzazione del suo testo.
Il Prof. Poussin spiega innanzitutto che dei 3.000 bambini da lui studiati nel libro del 1999 ve ne erano solo 17 in residenza alternata; afferma che se il bambino mostra di non tollerare la residenza alternata bisogna avere il coraggio di fare marcia indietro. Poi aggiunge che devono esserci condizioni precise per proporre la residenza alternata, prima fra tutte la non eccessiva distanza geografica fra le due abitazioni, in maniera che il bambino possa mantenere le sue abitudini (scuola, amici, ecc), poi il basso livello del conflitto genitoriale e infine l’età del bambino; conclude affermando che non bisogna separare il bambino di età inferiore a due anni dalla sua figura di attaccamento per più di 24 ore.

La residenza alternata pone degli interrogativi ai quali bisogna dare risposta, prosegue sempre il Prof. Poussin, bisogna analizzare le sue motivazioni più profonde.

Si tratta di un progetto comune?

È una soluzione per rivedere spesso il proprio ex-partner?

Una volontà di contrariare l’altro?

La sola scelta possibile in un contesto di crisi?

Bisogna portare alla luce il conflitto, non ‘mettere la testa sotto la sabbia’. Con la residenza alternata stiamo facendo il reale interesse del minore, diviso in due nelle teste dei suoi genitori e attraverso le false buone ragioni? La modalità di affidamento può essere mero oggetto di strumentalizzazione tra i due genitori, un modo per mantenere una forte relazione con l’ex-partner dal quale non ci si vuole staccare.

Non è quindi una decisione da prendere alla leggera o affidare agli automatismi di un provvedimento legislativo, come se si trattasse di regolare il traffico in un incrocio; va demandata alla professionalità e al personale convincimento del Giudice che deciderà caso per caso.

FONTE

http://forum.aufeminin.com/forum/f698/__f46_f698-Le-psychologue-gerard-poussin-et-la-residence-alternee.html

L’ESPERIENZA FRANCESE – III

brissetProseguiamo l’analisi dell’esperienza francese in termini di affido condiviso e residenza alternata riportando quanto scrive il terzo autore del libro del 2010, Pour ou contre la garde alternée?; si tratta della D.ssa Claire Brisset, che è stata per sei anni Défenseur des enfants, un incarico governativo equivalente al nostro Garante per l’infanzia; della sua esperienza la D.ssa Brisset scrive:

Durante il mio mandato (della durata di 6 anni non rinnovabili), ho avuto l’occasione di occuparmi concretamente della questione, e di altre, come quella di sapere se bisogna o no mandare a scuola bambini di 2 anni.

Trattando la residenza alternata, ho preso come punto di partenza il tempo del bambino: esso va da zero a tre anni ed è incomprimibile.
I più piccoli hanno bisogno di tre anni per uscire dalla «fase» bébé, un periodo essenziale. Si chiede a un essere incompiuto di imparare cose estremamente difficili, camminare, parlare, comprendere che lui stesso è distinto dagli esseri che lo circondano, in particolare da sua madre. Bisogna preservarlo e prendere tutte le misure possibili per aiutarlo in questo sviluppo per il quale non è possibile alcun ritorno.
Un bambino più grande può fare qualche ‘andata e ritorno’ con la sua storia, ma un bambino così piccolo non ha modo di concettualizzare ciò che gli arriva: può metabolizzare, trasformare, ma non ha né la distanza critica, né la capacità di ragionamento necessarie per analizzare gli avvenimenti. Egli subisce.

BIBLIOGRAFIA

Brisset C, Dolto C, Poussin G: Pour o contro la garde alternée? Mordicus, 2010.

L’ESPERIENZA FRANCESE – II

doltoNel post precedente abbiamo riportato il punto di vista del Prof. Gérard Poussin, uno dei propugnatori dell’affido condiviso prima del 2002, che però adesso, a distanza di alcuni anni dall’entrata in vigore di quella legge si mostra critico verso quei provvedimenti.

Dallo stesso libro, Pour ou contre la garde alternée?, riportiamo il parere della D.ssa Catherine Dolto, pediatra, che scrive:

L’uguaglianza dei sessi e dei diritti non deve far confondere tra padre evmadre. Questo non è vero e mai lo sarà. D’altronde tutto ciò che il bambino nell’utero scambia con la madre è molto importante. Il rapporto sensuale, cioè la somma di messaggi sensoriali che riceviamo e scegliamo e quelli che associamo come indici di piacere/dispiacere, sicurezza/insicurezza, buono/cattivo, è molto importante. Il sensuale è costitutivo della nostra intelligenza, della nostra personalità, è il fondo affettivo sul quale si svilupperà la cognizione.
Questa inizia durante la vita prenatale e ha le sue radici in questa condivisione «indelebile» con la madre. Molti dei legami si tessono abbastanza presto tra la madre e il bambino. Essi non possono essere gli stessi con il padre, anche se la sua presenza è, durante la vita prenatale, essenziale.

Se la madre non è del tutto «disfunzionale», è più sicuro per il bambino essere in residenza principale presso di lei fino ai 6 annni di età, e vedendo anche il più possibile suo padre. Se vive in un unico luogo, ci sono meno rischi di fratture che metterebbero la sua identità a dura prova.

BIBLIOGRAFIA

Brisset C, Dolto C, Poussin G: Pour o contro la garde alternée? Mordicus, 2010.

L’ESPERIENZA FRANCESE – I

poussinLa legge francese che ha introdotto nel Code civil l’affidamento condiviso e la residenza alternata (garde alternée) è del 2002; sino ad allora l’affidamento era monogenitoriale e il codice civile vietava espressamente il doppio domicilio dei figli di coppie separate. Molte coppie però, di comune accordo e venendo incontro ai desideri dei loro figli, adottavano questa modalità che però era vietata dalla legge.

Al fine di ovviare a questa situazione di illegalità di fatto, e sulla scorta di lavori di psicologi e sociologi che dimostravano che la doppia residenza del minore, quando adottata di comune accordo, non aveva effetti negativi sullo sviluppo del bambino, il Parlamento francese giunse all’approvazione della legge del 2002.

A distanza di alcuni anni dall’introduzione dell’affido condiviso e della residenza alternata gli stessi studiosi che li avevano propugnati negli anni ’90 si sono accorti che le cose non funzionavano come dovevano e hanno cominciato a pubblicare lavori critici verso queste modalità di affidamento.

In particolare il Prof. Gérard Poussin, Professore di psicologia clinica all’università Pierre Mendès-France di Grenoble nel 2010 ha pubblicato insieme ad altri studiosi un libro dal titolo significativo, Pour ou contre la garde alternée?, nel quale testualmente scrive:

La residenza alternata non può affatto essere pensata con la stessa modalità per età differenti. Ci sono differenze evidenti tra un bambino molto piccolo, un bambino nel periodo scolare e un adolescente.

Vorrei farvi conoscere il risultato di due studi che abbiamo realizzato. Il primo è conosciuto e pubblicato e l’altro in corso di stampa.
Il primo studio è stato fatto nel 1996, prima della legge del marzo 2002 che ha autorizzato la residenza alternata. È risultato che i bambini in residenza alternata erano il 3,6% e avevano una migliore stima di sé rispetto ai bambini che vivevano secondo una modalità di affido più classica: la residenza principale.
Oggi questa differenza è completamente scomparsa. Questo significa che prima del 2002, poiché il giudice non poteva imporre la residenza alternata, i genitori dovevano mettersi d’accordo e comunicare tra loro. Oggi, si ha sempre il 3,6% che comunicano tra loro e il restante 16% cui questa modalità di affido è stata imposta. E senza comunicazione, i benefici della residenza alternata sono annullati.

BIBLIOGRAFIA

Brisset C, Dolto C, Poussin G: Pour o contro la garde alternée? Mordicus, 2010.

L’ESPERIENZA INGLESE (seconda e ultima parte)

University_of_OxfordIl documento cita tantissima bibliografia, la maggior parte della quale molto recente, e stabilisce alcuni punti fermi:

1. non c’è evidenza scientifica del fatto che sussista una relazione fra lo sviluppo del bambino e la quantità di tempo che lo stesso trascorre con un genitore; ad essere determinante per il benessere del minore è la qualità del rapporto con il genitore, non la quantità di tempo che materialmente trascorrono insieme (pag.6);

2. per un bambino, lo spostarsi da una residenza all’altra è un’esperienza influenzata da una serie di fattori: la distanza fra le abitazioni, il livello di conflittualità esistente fra le due figure genitoriali, la frequenza degli spostamenti e, ovviamente, la personalità e le preferenze del minore stesso; un continuo “impacchettare e trasferirsi”, oltre alle difficoltà pratiche, può comportare al bambino un notevole stress emotivo (pag.6);

3. quelle famiglie separate che riescono a gestire un simile regime (cioè lo shared parenting time) si sono accordate autonomamente sulle modalità e presentano di solito le seguenti caratteristiche: i genitori hanno un alto livello di scolarizzazione, sono economicamente benestanti, hanno un orario di lavoro flessibile, le abitazioni sono vicine e il padre era coinvolto nella vita del minore prima della separazione, cioè si occupava quotidianamente della cura dello stesso, almeno sin da momento in cui il bambino ha iniziato a frequentare la scuola elementare (pag.6);

4. l’affido condiviso stabilito di comune accordo tra i genitori e l’affido condiviso imposto dal Tribunale a coppie conflittuali non producono i medesimi risultati (pag.7);

5. non ci sono comunque studi scientifici sugli effetti a lungo termine di qualunque tipo di affido condiviso (pag.7);

6. le situazioni in cui l’affido condiviso, inteso come shared parenting time, non è consigliabile per gli effetti negativi che ha sul minore sono tre: quando la madre manifesta preoccupazione per la sicurezza del minore, quando c’è un alto livelo di conflittualità genitoriale, quando il minore è molto piccolo (pag.8).

Situazione n°1: la preoccupazione della madre. Uno studio su 10.000 casi di affido condiviso riporta che quelle madri che manifestano preoccupazione per la sicurezza del minore sono di solito madri che hanno subito abusi dall’altro genitore: si configura, cioè, una situazione di violenza domestica preesistente alla separazione (la violenza assistita è un abuso su minore a tutti gli effetti);

Situazione n°2: l’analisi dei casi di minori per i quali è stato predisposto un affido condiviso con un alto livello di conflittualità fra i genitori, ha dimostrato che gli stessi minori dopo 3-4 anni – durante i quali hanno continuato a subire il conflitto a causa delle modalità dell’affido – presentano difficoltà attentive, difficoltà nella concentrazione e difficoltà a portare a termine un compito assegnato; più rigido è il regime del condiviso, maggiori sono le difficoltà del minore, che può raggiungere livelli di iperattività e disattenzione clinicamente rilevanti; quando la conflittualità è tale che i genitori non comunicano l’uno con l’altro, creando il fenomeno della genitorialità parallela (parallel parenting) la stabilità del minore è a rischio.

Situazione n°3: per un bambino al di sotto dei 4 anni è particolarmente deleterio stabilire che si sposti di notte in notte da una casa all’altra.

L’ultimo argomento trattato dallo studio è il mantenimento e il problema dell’inadempienza dei padri; una delle argomentazioni a sostegno dello shared parenting sostiene infatti che una equa suddivisione del tempo incoraggerebbe il genitore restio a contribuire economicamente alla vita dei figli ad assumersi le sue responsabilità. Si domanda lo studio: Does shared time encourage fathers to financially support their children? (pag.9) Davvero il condiviso incoraggerebbe i padri a sostenere economicamente i propri figli?

La risposta è NO: property settlements reached when shared time is in place will result in longer-term economic disadvantage for separated mothers and children and increased social security costs. Gli accordi economici relativi alle proprietà raggiunti in regime di affido condiviso finiscono con l’essere svantaggiosi per le madri e i minori, causando tra l’altro un aumento degli oneri per il welfare.

A pag. 12 lo studio offre una panoramica sul grado di soddisfazione dei soggetti sottoposti ad accordi che impongono lo shared parenting. Da un intervista ai padri, alle madri e ai figli risulterebbe che parents are more likely to be satisfied than children and fathers are more likely to be satisfied than mothers: in percentuale i genitori sono più soddisfatti dei figli e i padri sono più soddisfatti delle madri. Mentre il padre è soddisfatto anche se il rapporto continua ad essere molto conflittuale, la madre è più in linea con lo sconforto del minore di fronte ad una soluzione che, invece di sedare i conflitti, li perpetua nel tempo.

Insomma: chi non è per niente contento è il bambino.

L’ESPERIENZA INGLESE (parte prima)

OxfordcrestIn Gran Bretagna le coppie separate generalmente concludono scritture private per ciò che riguarda la gestione dei figli; solo il 10% delle separazioni passa attraverso il Tribunale, e sono quei casi particolari definiti “conflittuali”.

Nel luglio 2010 un membro del Parlamento inglese, Brian Binley, si fece promotore di una proposta di legge, The Shared Parenting Orders Bill, che disponeva l’affido condiviso per quei genitori separati non in grado di raggiungere un accordo autonomamente.

Nel marzo 2011, un altro membro del Parlamento, Charlie Elphick, presentò una nuova proposta di legge intorno al tema “minori”, The Children’s Access to Parent Bill, con il medesimo obiettivo: fare in modo che per le coppie in separazione incapaci di accordarsi per la custodia dei figli – ovvero per tutte quelle coppie che finiscono in Tribunale- venisse disposto dal Giudice l’affido condiviso. Sempre.

Queste proposte di legge avrebbero dovuto modificare il Children Act, del 1989, che dispone che il Tribunale, nel prendere un decisione in merito alla cura e all’educazione di un minore, deve tenere conto innanzi tutto del benessere dello stesso.

Le proposte di legge di Binley ed Elphic pretendevano di identificare l’esclusivo interesse del minore con lo “shared parenting” (l’affido condiviso con due residenze per il minore e il tempo suddiviso al 50% fra i due genitori), da applicare in tutti i casi di separazione conflittuale.

Per affrontare la questione con cognizione di causa, il Parlamento ha richiesto all’Università di Oxford (Department of Social Policy and intervention) di fare ricerche in merito all’argomento. L’Università ha prodotto un documento dal titolo “Caring for children after parental separation: would legislation for shared parenting time help children?“; dopo aver selezionato ed analizzato la bibliografia esistente sull’argomento, i redattori del documento hanno risposto alla domanda “la cura dei bambini dopo la separazione dei genitori: una legge sull’affido condiviso aiuterebbe i bambini?” e hanno risposto NO.

Le proposte di Binley ed Elphic sono state quindi rigettate con questa motivazione:

The child’s welfare should be the court’s paramount consideration, as required by the Children Act 1989. No change should be made that might compromise this principle. Accordingly, no legislation should be introduced that creates or risks creating the perception that there is a parental right to substantially shared or equal time for both parents. (Family Justice Review Final Report, pag.21).

Traduzione: Il benessere del minore dovrebbe essere la principale preoccupazione della corte, come previsto dal Children Act del 1989. Nessun cambiamento dovrebbe intervenire a compromettere questo principio e non dovrebbe essere introdotta nessuna legge volta ad introdurre o a creare la percezione dell’esistenza di un diritto dei genitori a pretendere un’equa divisione del tempo fra le due figure genitoriali.

Perché insistere sull’ “equa divisione del tempo” (doppio domicilio) non corrisponde al necessariamente al benessere del minore? La risposta dei ricercatori è stata questa:

The best parenting arrangement can depend on the individual circumstances of each family, and introducing the presumption of shared parenting time risks applying a ‘one size fits all’ approach to families.” Il miglior accordo è quello che tiene conto delle particolari necessità di ogni singola famiglia. L’espressione idiomatica “one size fits all”, che rimanda al mondo dell’abbigliamento, potrebbe essere tradotta: non esiste un’unica soluzione in grado di calzare a pennello a tutte le famiglie.

Per giungere a questa conclusione, lo studio condotto dall’Università di Oxford prende il via da una osservazione: la proposta di legge in oggetto (The Shared Parenting Orders Bill) is a proposal which is advanced to remedy the injustice and pain felt by some non-resident parents, ovvero nasce allo scopo di rimediare al doloroso senso di ingiustizia percepito dai genitori (non dai bambini) non-collocatari. Genitori non-collocatari che lo studio descrive con l’espressione fathers’group (pag.1, 10, 11): there are now demands for legislation to promote shared parenting in cases which go to the family courts. This is due in large part to growing pressure from fathers’ groups.

Da questa prima osservazione scaturisce la domanda: il desiderio di questi gruppi di pressione, ovvero l’affido condiviso in quei casi in cui il conflitto è tale da impedire alle parti di giungere di comune accordo ad una soluzione, corrisponde alla migliore soluzione anche per il minore? In soldoni: i desideri degli adulti coincidono con il bene del bambino? Perché è del bene del bambino, prima che della volontà degli adulti, che il Tribunale si deve preoccupare.

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