pedagogia neraL’espressione pedagogia nera è stata coniata da una sociologa tedesca, Katharina Rutschky, che nella seconda metà degli anni ’70 del 1900 ha pubblicato un libro con questo titolo; in esso la Rutschky ha raccolto una serie di raccomandazioni pedagogiche in voga in Germania basate sui metodi pedagogici messi a punto nella prima metà dell”800 da un medico ortopedico e pedagogo, il Dr. Daniel Gottlieb Moritz Schreber (1808-1861).

La Rutschky ha ribattezzato questi metodi pedagogici con il nome di ‘pedagogia nera‘; i concetti della Rutschky sono stati ripresi da Morton Schatzman e da Alice Miller, ai cui lavori si rimanda per un approfondimento. L’obiettivo pedagogico del Dr Schreber era di rendere i bambini ubbidienti e sottomessi all’adulto, e a tal fine elaborò un complesso sistema educativo che avrebbe portato, secondo le sue stesse parole, a “una società e a una razza migliori”; società e razza, ce lo insegna la storia, che hanno dato vita alla dittatura nazista in Germania e ai vari fascismi in altri Stati europei.

Il sistema migliore per verificare la validità di un sistema pedagogico è vedere come sono cresciuti i figli di chi ha escogitato quel sistema. Il Dr Schreber ebbe alcune figlie femmine e due maschi; di una delle femmine si sa solo che subì un ricovero in manicomio per isteria, dei due maschi si sa qualcosa di più.

Il figlio maggiore, Daniel Gustav Schreber, studiò dapprima medicina, poi giurisprudenza, ma non riuscì a laurearsi e all’età di 40 anni circa si suicidò.

Il secondo figlio maschio, Daniel Paul Schreber, studiò giurisprudenza, si laureò ed ebbe una brillante carriera nella magistratura tedesca, sino a rivestire il grado di Presidente della Corte d’Appello di Dresda. All’età di 42 anni il Presidente Schreber venne ricoverato in una clinica per disturbi mentali; dopo la dimissione ritornò al suo incarico in magistratura ma all’età di 52 anni fu ricoverato per la seconda volta in manicomio dove trascorse il resto della sua esistenza sino alla sua morte.

Se questi cosiddetti metodi pedagogici, molto ben etichettati da una raffinata intellettuale come la Rutschky con il nome di pedagogia nera non hanno funzionato con i figli del suo inventore, il Dr Schreber, possono mai avere una funzione educativa? Possono solo educare alla violenza o alla pazzia.

I metodi della pedagogia nera sono ancora in voga? A vedere quel che accade quotidianamente a molti bambini si direbbe di sì.

In molte famiglie i bambini devono sottomersi alla volontà dei genitori, negli asili e nelle scuole devono spesso subire le angherie e le violenze degli adulti, nei luoghi religiosi molto spesso sono oggetto di violenza sessuale. Sembra proprio che nulla sia cambiato rispetto al 1800; la mentalità patriarcale, che ha partorito la pedagogia nera, sopravvive tutt’oggi.

Lo si osserva anche nel diritto di famiglia, stravolto da una legge patriarcale e adultocentrica come la 54/2006. Questa legge ha fatto aumentare notevolmente la conflittualità al momento della separazione coniugale; l’affidamento condiviso, previsto dalla legge, viene letto da alcuni padri come la possibilità di continuare a tormentare ex-mogli e figli con le proprie pretese, come una possibilità di continuare a mantenere una relazione violenta con loro mascherata da tutela dei diritti del minore. Sono gli stessi padri che hanno causato la separazione con il loro comportamento violento in famiglia, o che addirittura hanno abusato sessualmente proprio dei loro figli, che utilizzano questa legge contro le ex-mogli e i figli.

Ma non basta; il patriarcato ha escogitato un raffinato strumento di tortura per distruggere donne e bambini, si chiama ‘alienazione genitoriale’. Il suo inventore, il Dr Richard Alan Gardner (non certo il professore della Columbia Univesrsity per il quale si è spacciato per anni) dopo la laurea ha trascorso alcuni anni in Germania, dove ha svolto il servizio militare obbligatorio.

Non sappiamo quanto abbia giocato la conoscenza dei metodi della pedagogia nera nella formulazione dei concetti che lo hanno portato a proporre la sua teoria bislacca. Certo il concetto che i bambini devono essere grati al padre che li ha violentati non pare essere molto estraneo alla pedagogia nera. Così come il concetto che i figli non possano rifiutare la relazione con il padre, anche se violento, anche se abusante, perchè il padre è ‘il Padre’ (veementemente sostenuta dai tanti epigoni di Gardner) non è affatto estraneo alla pedagogia nera, anzi è da questa direttamente derivato.

 

NOTA BIBLIOGRAFICA

Shatzman M.: La famiglia che uccide. Feltrinelli, 1973.

Miller A.: La persecuzione del bambino. Bollati Boringhieri, 1987.