Secondo il mito greco narrato da Omero nell’Odissea, Penelope era la moglie di Ulisse, il re di Itaca. Mentre il suo eroico consorte, tipico esemplare di maschio mediterraneo, terminata la guerra di Troia pensò bene di concedersi una vacanza dai suoi doveri coniugali gironzolando per i mari alla scoperta delle bellezze di terre misteriose, Penelope era impegnata nella sua terra a difendere il trono e il suo onore di donna e regina. Molestata da nobilotti locali escogitò, per tenere lontani i suoi pretendenti, un espediente: avrebbe scelto uno di loro quando avesse terminato di tessere la tela per il consorte dato ormai per morto. Tela che ogni notte veniva disfatta in maniera da non essere mai terminata.

“Giovani, amanti miei, tanto vi piaccia,
Poiché già Ulisse tra i defunti scese,
Le mie nozze indugiar, ch’io questo possa
Lugubre ammanto per l’eroe Laerte,
Acciò le fila inutili io non perda,
Prima fornir, che l’inclemente Parca,
Di lunghi sonni apportatrice, il colga.
Non vo’ che alcuna delle Achee mi morda,
Se ad uom, che tanto avea d’arredi vivo,
Fallisse un drappo in cui giacersi estinto”.

I penelopi nostrani, i padri separati riuniti nelle cosiddette associazioni di padri separati, mostrano altrettanta tenacia ma per fini molto meno nobili della Penelope omerica.

Dopo la controversa approvazione della famigerata Legge n° 54 del 2006, criticata da settori della stessa maggioranza di centro-destra che la approvò, criticata dai giuristi a pochi mesi dalla sua approvazione, gli ‘stati minori’ delle nascenti associazioni di padri separati hanno deciso di allearsi per avere più forza nelle loro rivendicazioni; sono nati così diversi cartelli di queste associazioni, a volte persino in disaccordo tra loro stessi.

Un articolo pubblicato nel 2004 da uno di loro censì una quarantina circa di cotali associazioni, la maggior parte di esse con non più di 4-5 iscritti, molte addirittura formate da una sola persona, altre in cui le stesse persone avevano creato più sigle di presunte associazioni inesistenti; un modo di agire abbastanza truffaldino.

Più volte ci siamo chiesti che cosa può spingere una persona che si separa a fondare un’associazione e la risposta che ci siamo dati attiene alla psicologia, vale a dire come modalità di abreazione del trauma della separazione coniugale; ma non è sufficiente a spiegare tanta tenacia. Ora abbiamo le idee più chiare sulle motivazioni di queste associazioni; le loro motivazioni sono economiche.

Alcuni padri separati, anche attingendo a quanto accadeva all’estero, hanno scoperto nell’associazionismo una ricca fonte di reddito; quasi tutte le associazioni sono state create come ONLUS, con diritto quindi a rientrare nella ripartizione del cinque per mille dell’IRPEF (il sistema è tale che anche se non si riceve la scelta sul modello 730 o sul modello Unico comunque si partecipa in maniera proporzionale alla ripartizione dell’intero bottino). Fondatori di queste associazioni sono spesso ex-promotori finazianri o ex-bancari; e, si sa, gente che sa far girare i soldi si ritrova dove ci sono soldi da far girare. La conferma ci viene proprio dal loro interno.

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Ma la loro avidità non si è accontentata di questo; attraverso i progetti di legge da loro stessi preparati e poi fatti firmare a parlamentari a loro vicini, stanno cercando di aumentare i loro fatturati.

Nella scorsa legislatura ci hanno provato con progetti di legge che miravano a far riconoscere la cosiddetta sindrome di alienazione parentale (PAS) come causa di perdita della potestà genitoriale del genitore protettivo verso il bambino; sì perché molti di loro hanno avuto una separazione non proprio tranquilla, spesso motivata da violenza in famiglia o addirittura da abusi sui loro stessi figli, e si sono trovati di fronte al rifiuto dei figli di continuare a frequentarli, oltre che alla necessità di doversi difendere dalle accuse.

La PAS era lì, già pronta e confezionata per l’uso, il passo necessario era una legge che la consacrasse; ma gli andò male, riuscimmo a contrastare efficacemente i loro tentativi. Un grosso aiuto in tal senso venne dal partito IDV, l’unico che si mostrò sensibile a questi temi, e la legislatura si concluse senza che nemmeno uno dei loro progetti di legge venisse approvato. Questa ormai è storia.

Ma, da bravi e tenaci penelopi, potevano smentirsi? Hanno ricominciato a tessere la loro tela ipnotica riuscendo a convincere parlamentari di tutte le forze politiche a sottoscrivere senza nemmeno leggerli, i loro progetti di legge; visto che non potevano rimettere in gioco la porcheria della PAS, ormai sonoramente sconfessata, si sono buttati sulla mediazione familiare obbligatoria.

Naturalmente, da bravi manipolatori, cresciuti alla scuola della comunicazione persuasiva e della PNL, nascondono il vero obiettivo del loro agire dietro il concetto della bigenitorialità; ma la bigenitorialità è già nelle leggi italiane, nella maggior parte delle separazioni e divorzi la modalità di affidamento preferita è quella condivisa, quindi continuando a parlare di bigenitorialità scoprono soltanto l’acqua calda. Riescono, purtroppo, a convincere tanti sprovveduti, tra parlamentari e giornalisti, della giustezza delle loro tesi, impietosiscono le platee mediatiche con qualche lacrimevole caso (senza però far cenno ai motivi reali per cui i figli in quello specifico caso rifiutano il rapporto con il padre) e così creano il consenso.

La partita è solo all’inizio, stanno strombazzando a destra e a manca le loro tesi, noi abbiamo sempre di riserva le nostre campane; staremo a vedere.

Si tratta di resistere sino alla fine di questo parlamento di nominati; il prossimo comunque sarà di politici eletti dagli elettori. Certi politici, e certi partiti, si facciano bene i conti: per ciascun padre separato c’è anche una madre separata (escluse ovviamente quelle fatte fuori dai loro ex) e ci sono dei figli che intanto sono cresciuti e magari alle prossime elezioni avranno diritto di voto.