QUELLI CHE ODIANO LA FAMIGLIA – I

L’esotico caravanserraglio delle associazioni di padri separati si muove instancabile alla ricerca di sponsor politici che portino in Parlamento le loro istanze; certo una volta era più facile, s’erano riuniti in una sola associazione, ovviamente ONLUS, che s’occupava delle relazioni politiche, ovvero di fare lobbing parlamentare (ma la parola lobbing forse è un po’ scostumata, meglio dire moral persuasion, vero?).

E che ci vogliamo fare, la passione per il volontariato, in Italia, è pari a quella per il cinque per mille, e cosa c’è di meglio per portare a casa un bel po’ di soldini senza faticare, di una bella ONLUS? E ci fai pure la tua bella figura quando ti presenti in società come presidente di una ONLUS, mica ci interessa il denaro a noi, noi siamo di utilità sociale.

E fu per questa passione dell’utilità sociale che pani e pesci, pardon che le associazioni si moltiplicarono (troppo giusto, se c’è da magna’ magnamo un po’ tutti quanti) e ciascun nuovo soggetto associativo, andante moscio dalla flora alla fauna, cerca di mettere la sua bandierina su questo o quel partito politico, su questo o quel singolo parlamentare.

L’ultima di cotali bandierine sventola dal 1° luglio 2014 sui seggi dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti (PDL 2507); non portiamo il conto delle proposte e disegni di legge presentati per conto delle associazioni di padri separati, ma forse siamo a circa una ventina.

Che dire di quest’ultima? Non siamo esperti della materia ma ci sembra un ributtante minestrone indigeribile e andato a male.

Già dallo sproloquio introduttivo, che vorrebbe condire di scientificità il cumulo successivo di sciocchezze, si comprende che razza di pastrocchio sia stato messo su; basti dire che a scriverlo sono stati gli stessi che con il DDL 957, buonanima, enfatizzavano la PAS e dichiaravano Gardner il massimo profeta della scienza psicologica contemporanea.

All’epoca ebbero l’ardire di scrivere quanto segue:
La letteratura scientifica ha ormai ampiamente documentato sia l’esistenza di questa specifica sindrome che il principale suo rimedio, che consiste nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l’esercizio della potestà”.

Orrore, quest’ultimo, sistematicamente perpetrato da molti Tribunali su incitazione di CTU sciagurati, che hanno privato i bambini del genitore protettivo per consegnarli al genitore violento o abusante, o per rinchiuderli in cosiddette case famiglia.

Ma di quale letteratura scientifica parlano, di grazia? Quella che non sanno nemmeno leggere?

È proprio uno dei padri separati citati che preso da foga bigenitoriale fece confusione in un suo articolo tra i bulbi carotidei (sede dei chemiocettori sensibili alla concentrazione di CO2 nel sangue) e i centri bulbari della respirazione che secondo lui verrebbero modificati dalla separazione genitoriale; scarsino in anatomia umana a quanto pare, forse l’anatomia dei padri separati è diversa da quella di tutti noi. Articolo maldestramente tradotto in un inglese approssimativo e nel quale compare tradotto anche il cognome del primo autore dello studio ‘bulbare’, prof. Marco Battaglia (pag. 7, citazione n° 2, ‘Battle’).

Come si può ancora dare credito a questa gente?

Riservandoci di analizzare nei prossimi post questo progetto di legge non possiamo esimerci, in questa sede, dal suggerire al legislatore di prevedere, per la futura legge sulla figura professionale del mediatore familiare, una clausola di incompatibilità così formulata: “Non possono esercitare la professione di mediatore familiare coloro che sono separati o divorziati”.

Può sembrare una discriminazione ma non lo è; è pensabile, difatti, che chi non ha saputo tenere unita la propria famiglia possa mediare i conflitti delle famiglie altrui? Il mediatore familiare separato o divorziato finirà con il rivivere il suo stesso conflitto, si schiererà inevitabilmente con l’uno o con l’altro dei coniugi, a seconda del suo vissuto inconscio, perdendo così la sua imparzialità, la sua terzietà.

Non ne parliamo poi se ci si ritrova come mediatore familiare uno dei padri separati provenienti dalle note associazioni o comunque un soggetto formato nei corsi per mediatore familiare tenuti dalle stesse associazioni di padri separati; riverseranno nel loro lavoro tutto l’odio e l’astio che queste associazioni diffondono verso donne e bambini. La loro ideologia è ancora quella del pater familias, del padre-padrone che sottomette moglie e figli e che se non gli obbediscono li uccide.

Sarebbe come far svolgere la psicoterapia a uno psicotico; possono derivarne solo danni sociali incalcolabili.