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Tag: alienazione genitoriale Page 1 of 2

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – IV

dsm_5A pag. 13 del libro, l’autore dell’introduzione al libro di Gardner letteralmente scrive:

«la PAS a nostro parere non abbisogna affatto di essere posta nel DSM-5 perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione

Qui c’è un’affermazione che non corrisponde al vero.

Il DSM-IV così definisce questo disturbo:

Il Disturbo d’Ansia di Separazione è un’ansia eccessiva riguardante la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato.

I criteri diagnostici del disturbo sono i seguenti:

A. Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come evidenziato da tre (o più) dei seguenti elementi:

1) malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero

2) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso

3) persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai principali personaggi di attaccamento (per es., essere smarrito o essere rapito)

4) persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura della separazione

5) persistente ed eccessiva paura o riluttanza a stare solo o senza i principali personaggi di attaccamento a casa, oppure senza adulti significativi in altri ambienti

6) persistente riluttanza o rifiuto di andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento o di dormire fuori casa

7) ripetuti incubi sul tema della separazione

8) ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito) quando avviene od è anticipata col pensiero la separazione dai principali personaggi di attaccamento.

Il DSM non prevede sottotipi per questo disturbo; pertanto, affermando che la PAS sarebbe un sottotipo del disturbo d’ansia da separazione si afferma una falsità scientifica e si dimostra di non conoscere la principale classificazione dei disturbi mentali, e che quindi si parla a vanvera. Ora, finché a parlare a vanvera sono i padri separati sui loro blog, passi; ma che certe cose si debbano leggere in un libro, scritte, o perlomeno firmate da uno psicologo docente universitario, la cosa si fa preoccupante. Agli studenti di quella università vengono insegnate queste castronerie?

Cos’ha a vedere il disturbo d’ansia da separazione con la PAS? Nulla. Sono due cose radicalmente differenti. Il disturbo d’ansia da separazione, pur se contiene la parola separazione, non ha nulla a che vedere con la separazione coniugale, non è un disturbo che insorge nei bambini in seguito alla separazione dei genitori ma è una condizione che compare in alcuni bambini in seguito all’allontanamento dalla figura di attaccamento principale, e cioè la madre.

Si tratta di un disturbo ben conosciuto, molto studiato anche nelle sue componenti genetiche, colpisce circa il 4% dei bambini in età scolare o anche più grandicelli. Viene da chiedersi se chi ha scritto quelle cose conosca questo tipo di disturbo, ne abbia mai sentito parlare, se sia davvero psicologo, se sia davvero docente universitario perché, francamente, il suo ragionamento fa sorgere seri dubbi sulla sua formazione scientifica.

Insomma, una serie di sciocchezze che valgono meno della carta su cui sono scritte.

Seguono un paio di pagine di sproloqui sul tema sino ad autentiche falsità scientifiche che si concludono con l’ipotesi che Gardner sia stato adddirittura assassinato da qualche fondamentalista anti-pedofilia. Qui il referto dell’autopsia di Gardner dal quale non emerge alcun dubbio sulla causa della morte e sul fatto che si sia provocate da solo quelle ferite; per confutare un referto autoptico bisognerebbe riesumare il cadavere e fare una nuova autopsia. Per comprendere come abbia potuto infierire su di sé in quel modo basta leggere il referto dell’esame tossicologico del sangue e delle urine: era totalmente pieno di ogni genere di droghe. Chi diffonde queste falsità ha per caso riesumato il cadavere e rifatto l’autopsia? Purtroppo, chi da maiale è vissuto da maiale è destinato a morire; Nemesi, la dea della giustizia compensativa, è implacabile.

Diffondere queste false informazioni non giova a nessuno, tanto meno a chi le diffonde; dimostra solo che è incapace di accettare una realtà per quella che è e se ne crea una personale, autistica e psicotica.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – III

aureolaL’ESEGESI AGIOGRAFICA DI GARDNER

Dal suo esegeta Gardner viene addirittura definito una figura di rilievo tra gli intellettuali americani; francamente questa ci mancava.

Apprendiamo da questo libro che Gardner (1931-2003) si sarebbe laureato in Medicina nel 1952 alla Columbia University di New York, quindi all’età di 21 anni; leggiamo poi che avrebbe conseguito una seconda laurea in Medicina al Downstate Medical Center di New York e poi un dottorato. In realtà il 1952 è l’anno in cui Gardner si è iscritto alla facoltà di Medicina della Columbia University ma poi non vi ha completato gli studi, laureandosi all’università statale; ciò risulta dall’elenco degli ex-alunni della Columbia University, che è organizzato in base all’anno di iscrizione.

Notizie più attendibili sul curriculum di Gardner ce le forniscono Sonia Vaccaro e Consuelo Barea Payueta nel loro libro (La presunta sindrome di alienazione genitoriale) poiché hanno attinto direttamente alla fonte e cioè ai testi di Gardner nei quali lui stesso fornisce alcune notizie curricolari.

È egli stesso che riferisce che dopo la laurea in medicina ha svolto il servizio militare obbligatorio, fino allora rinviato per motivi di studio, tra il 1960 e il 1962, nell’esercito americano di stanzia nella Germania Occidentale. Se ne deduce che dev’essersi laureato nel 1960, alla veneranda età di 29 anni, e subito dopo è partito per il servizio militare obbligatorio, che aveva rinviato sino allora per motivi di studio.

L’esegeta prosegue informandoci che Gardner è stato capitano medico (cosa che non scrive nemmeno lo stesso Gardner) con un ruolo di primario ospedaliero (ruolo che non esiste nella sanità militare statunitense, al massimo direttore) nel contingente americano di stanza (sì, scrive proprio stanza, e lo ripete in una tabella successiva, quindi ne è proprio convinto) in Germania.

L’esegeta si preoccupa poi di creare un nesso tra la carriera di Gardner come medico militare e la sua supposta acquisita competenza forense nelle separazioni, informandoci che Gardner, benché militare si occupò in realtà dei problemi psichiatrici dei familiari dei militari che andavano incontro a separazioni e divorzi. Via via poi si sarebbe fatto le ossa come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense (che vuol dire?) nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda.

Segue un gustoso aneddoto per il quale sarebbe stato il suo colonnello, al quale Gardner non stava simpatico, ad assegnarlo a seguire i casi forensi; non sappiamo se l’esegeta lo abbia appreso direttamente da Gardner, eventualmente convocato per una seduta spiritica. Se vero, questo significa che deve aver combinato qualche casino nell’ospedale militare e allora lo hanno tolto dall’attività clinica ospedaliera adibendolo ad altre mansioni.

E arriviamo così al suo ritorno in patria e al presunto insegnamento alla Columbia University; abbiamo più volte ripetuto sino alla nausea che Gardner non è mai stato professore universitario e che la sua posizione alla Columbia University era quella di un volontario non retribuito (nota in fondo all’articolo: Correction). Di recente un docente della Columbia ci ha chiarito che la posizione di volontario non retribuito significa che l’università concede soltanto la possibilità di accedere alle biblioteche e alle risorse informatiche della stessa università. I suoi rapporti con la Columbia Unversity si interruppero nel 1985 subito dopo la pubblicazione del suo articolo sulla PAS (medesima fonte).

Tralasciamo il resto di questa inutile esegesi per occuparci, con il prossimo post, di una nuova interpretazione della PAS a opera dello psicologo che ha scritto questa introduzione.

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – II

abusi_s2

L’introduzione al libro di cui sopra si apre con queste parole:

«“L’abuso”, come la stregoneria e gli untori del ‘400-‘600, costituiscono fenomeni sociali con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione in primis tramite superstizioni e credenze popolari trasmesse di bocca in bocca e attualmente con diffusione mediatica.»

Viene riproposta l’analogia degli abusi sessuali alla stregoneria e agli untori, di manzoniana memoria, e gli abusi sessuali vengono dequalificati da gravi reati, quali effettivamente sono, a meri fenomeni sociali, addirittura con forti radici ideologiche e religiose (quali, cioè?).

Viene poi affermato che la ‘diffusa credenza popolare nell’esistenza degli abusi sessuali’ viene trasmessa di bocca in bocca; no, sig. egregio introduttore, la conoscenza degli abusi sessuali è materia di cronaca nera, non è “come una freccia che dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca”; e lasci in pace Fabrizio De André.

Si può notare, già da queste prime parole, come intento dell’autore dell’introduzione sia solo quello di confondere il lettore, ponendo sul medesimo piano fatti che invece sono radicalmente differenti; la citazione dei versi di De André è come un messaggio subliminale, ha lo scopo di suggerire al lettore che alla fin fine tutta ‘sta storia degli abusi sessuali non è da prendere sul serio ma è da sorriderci su, come ci accade quando ascoltiamo la canzone di De André, Bocca di rosa.

Seguono poi considerazioni che davvero fanno dubitare della salute mentale di chi sostiene la teoria del ‘falsi abusi’: si legge infatti che i processi per le false accuse di abuso superano numericamente di gran lunga i processi alle streghe e fanno molte più vittime dei processi dell’Inquisizione (se si esclude la pena di morte, ha almeno la bontà di precisare).

Vengono poi dati i soliti numeri statistici campati in aria, che non sono buoni nemmeno per essere giocati al lotto. Secondo loro, infatti, ogni anno vi sarebbero in Inghilterra ben 120.000 false accuse di abusi sessuali sui minori; come supporto a questa affermazione c’è la seguente scarna citazione: The Guardian , 2000. Segue la perla, che citiamo letteralmente:

«ne discende che in un anno solo in Inghilterra ci sono più procedimenti per abusi intrafamiliari (che diversi studi mostrano essere falsi tra l’80 e il 90% dei casi in corso di separazione) che processi per stregoneria in Europa durante tre secoli (!).»

Ecco l’obiettivo, lo stonato refrain delle associazioni dei padri separati: la maggior parte delle denunce di abusi sessuali nel corso di separazione sono false; non si citano, ovviamente, i ‘diversi studi’ che lo dimostrerebbero. Non si citano perché non ce ne sono. L’unico studio di cui abbiamo notizia sulle denunce di abusi sessuali in corso di separazione o divorzio è quello statunitense di Thoennes e Tjaden, del 1990 (Thoennes & Tjaden, The Extent, Nature and Validity of Sexual Abuse Allegation in Custody/Visitation Disputes, Child Abuse and Neglect 1990, 14:151-163).

Le autrici hanno analizzato ben 9.000 sentenze di divorzio dei tribunali di dodici Stati americani; denunce di abusi sessuali erano presenti in meno del 2% del totale (169 casi); le denunce di abusi sono state confermate in 129 casi, pari quindi al 76,33% del totale mentre le denunce non confermate sono state il 23,67% del totale.

E poi la filippica finale, prima di passare all’esegesi di Gardner: gli abusi e la pedofilia sono a suo giudizio una “potente arma di distrazione di massa”, per non farci pensare a una serie di vere minacce all’infanzia; e qui veramente ci mette di tutto: «mortalità infantile, lavoro minorile, bambini soldato, agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, PM10, atrazina, cocaina, antidepressivi e ormoni femminili nell’acqua potabile (??) pesticidi ormoni e insetticidi nervini (?) nella frutta, mercurio nel pesce, isotopi radioattivi nel latte funghi e pesce, onde elettromagnetiche, ecc.»

Qui il messaggio che si vuole far passare è il seguente: cosa stiamo a preoccuparci tanto degli abusi sessuali sui minori quando invece la salute dell’infanzia è minacciata da tanti di quei fattori tossici ambientali a fronte dei quali l’abuso sessuale sarebbe, secondo l’autore dell’introduzione al libro di Gardner, l’ultimo dei problemi? Ancora una volta gli ricordiamo che si tratta di cose di livello logico differente che non possono essere collocate sullo stesso piano di ragionamento, pena forti dubbi sulle capacità di ragionamento razionale di chi compie queste operazioni illogiche.

L’attenzione al crimine dell’abuso sessuale non ci fa certo dimenticare gli altri problemi che affliggono l’infanzia; siete voi che invece volete occultare gli abusi sessuali mettendo in primo piano gli altri problemi. La violenza e gli abusi sessuali causano gravi problemi psichici a chi li subisce, stati depressivi protratti che peggiorano la qualità della vita, abbassano le difese immunitarie e riducono l’aspettativa di vita.

 

L’immagine è stata prelavata dal sito: http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=47

“L’ISTERIA COLLETTIVA DEGLI ABUSI SESSUALI” – I

sahSi tratta del titolo di un libro, recentemente tradotto in italiano e messo in commercio da una nota casa editrice urbinate di testi universitari, nella collana psicologia della quale è curatore uno psicologo, docente universitario, autore di una lunga introduzione al libro medesimo.

Il testo originale risale al 1990 ed è stato scritto da un medico newyorkese, Richard Alan Gardner, tristemente famoso come il padre della cosiddetta PAS, ovvero la sindrome di alienazione genitoriale o parentale (Parental alienation syndrome in inglese).

L’originale non è stato pubblicato negli USA da un editore di testi scientifici ma, udite udite, dal suo stesso autore che con i proventi del suo lavoro stampava i libri in proprio; sosteneva di aver creato una casa editrice che, molto creativamente, chiamò Creative Therpautics, e che aveva in catalogo solo i libri da lui stesso scritti, pare circa una quarantina, molti dei quali ricavati rimaneggiando i precedenti, prendendo un capitolo da uno e un capitolo dall’altro e ‘creativamente’ mescolandoli tra loro.

La tesi di fondo di questo libro, L’isteria collettiva degli abusi sessuali, è sostanzialmente la seguente: gli abusi sessuali sui minori non esistono, il gran parlare che se ne fa non è dovuto alla sempre più diffusa scoperta di questo orribile reato a tutti i livelli, soprattutto nelle famiglie, ma a una sorta di isteria collettiva dalla quale saremmo stati colpiti tutti quanti noi che condanniamo senza mezze misure la pedofilia. Da qui il parallelo, davvero ardito e ‘creativo’, con i processi alle streghe; i pedofili quindi, coloro che abusano dei minori, vengono assimilati, da questo creativo autore, alle ‘streghe’ del 1600 e noi persone normali che condanniamo la pedofilia veniamo assimilati, nella mente creativa di costui e di tutti quelli che la pensano come lui, agli inquisitori del 1600 che conducevano le cosiddette cacce alle streghe.

Questo paragone è totalmente destituito di senso perché le cosiddette ‘streghe’ del 1600 erano in realtà donne che reagivano alle violenze e abusi subiti in famiglia con crisi psicomotorie che oggi chiameremmo di conversione (crisi isteriche del 1800 e primi del 1900) e che erroneamnte venivano ritenute possedute dal demonio e come tali sottoposte a processo sommario, torurate e poi bruciate vive sui roghi che sinistramente illuminarono quei secoli bui; i pedofili sono invece dei criminali che commettono reati orribili e quando vengono scoperti vengono regolarmente processati e se riconosciuti colpevoli condannati a pene detentive.

Tra le due cose non esiste relazione alcuna e voler vedere queste due cose in relazione tra loro è segno di non buona salute mentale. Pertanto, al fatto che che uno squilibrato come il dr Gardner avesse di queste uscite possiamo pure passarci sopra, ma che oggi qualcuno tenti di rivalutare questo squallido personaggio da incubo, è cosa che desta più di qualche sconcerto.

Ci proponiamo di analizzare questa operazione filo-pedofila in tutti i suoi aspetti.

LA SINPIA E LA PAS – VII

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Ottava frase:

La nozione di Alienazione Parentale è inoltre riconosciuta come possibile causa di maltrattamento psicologico dalle Linee Guida in tema di abuso sui minori della SINPIA (2007).

È evidente che l’autore di questa frase contenuta nelle Linee giuida SINPIA è lo stesso del comunicato SINPIA; l’autocitazione non è mai un buon requisito scientifico, anzi di solito dà adito a più di qualche sospetto.

Nona frase:

La SINPIA ribadisce come sia importante adottare le precauzioni e le misure necessarie, come impongono le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per garantire il diritto del minore alla bigenitorialità e tutelarlo dagli ostacoli che lo possono minacciare .

Alla SINPIA replichiamo che il tanto sbandierato diritto del minore alla bigenitorialità deve arretrare di fronte al rifiuto tenace espresso a volte da un minore verso la relazione con un genitore; come già detto, in questi casi, vanno analizzate tutte le possibili cause che possono essere alla base di questo rifiuto e non proponendo al giudice una sola di esse.

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

LA SINPIA E LA PAS – VI

comunicatoProseguiamo con l’analisi del comunicato SINPIA.

Settima frase:

Sotto questo profilo, si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale ed internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation, termine questo da preferirsi a quello di PAS; negli Stati Uniti ad esempio tale costrutto ha superato i criteri fissati dalle Frye e Daubert Rules per essere riconosciuti come scientificamente validi dalle competenti autorità giudiziarie.

Sull’esistenza della ‘vasta letteratura nazionale ed internazionale’ possiamo sommessamente sorridere. Non più di un anno fa è stato proprio uno dei più fanatici sostenitore della PAS, ora solo alienazione genitoriale, ad ammettere in un suo post su un blog di padri separati, che dal punto di vista medico, a parte Gardner, non c’è molto.

vezzetti

Adesso la SINPIA ci dice che c’è invece una vasta letteratura scientifica. Non vogliamo infierire più di tanto; I soci della SINPIA sanno cosa s’intende per letteratura scientifica, quindi si facciano dare queste pubblicazioni dall’autore di quel comunicato e poi ne parliamo.

Abbiamo già visto che citando la sentenza Cozzini la SINPIA ha toppato, perché nella sentenza Cozzini sono espressi principi giuridici che contraddicono la posizione stessa della SINPIA sul’alienazione genitoriale. Vediamo ora questi due nuovi principi, mutuati comunque dalla giurisdizione statunitense che presenta delle differenze rispetto a quella italiana.

La studiosa che si è occupata maggiormente dei rapporti tra il concetto di alienazione genitoriale e i due criteri statunitensi di accettazione di concetti scientifici in Tribunale, Frye e Daubert, è la D.ssa Jennifer Houlth, Law Guardian in New York (funzione equivalente pressappoco al nostro Garante dell’infanzia) nella sua tesi di Dottorato in diritto.

Sul criterio Frye la Houlth scrive:

«The 1923 Frye “general acceptance” test remains the standard gate-keeping test for the evidentiary admissibility of new science in many state jurisdictions. The Frye court observed that … thus required that “the thing from which the deduction is made must be sufficiently established to have gained general acceptance in the particular field in which it belongs”.»

«Il test Frye del 1923 sulla “generale accettazione” resta il test standard di ‘sbarramento’ per l’ammissibilità probatoria di una nuova teoria scientifica nella giurisdizione di molti stati. La Corte Frye ha osservato che … è richiesto che “ciò da cui la deduzione è fatta sia sufficentemente stabilito per avere guadagnato la generale accettazione nel particolare campo cui esso pertiene”.»

Esattamente il contrario quindi di ciò che scrive la SINPIA nel suo comunicato perché il concetto di alienazione genitoriale non ha affatto guadagnato la generale accettazione nel campo psichiatrico e psicologico, anzi tutt’altro.

La Houlth poi aggiunge:

«PAS is also not recognized as a valid medical syndrome by the American Medical Association, the American Psychiatric Association, or the American Psychological Association (‘APA’). The 1996 APA Presidential Task Force on Violence and the Family (“APA Task Force”) specifically noted that there is no data supporting PAS’s existence… While Gardner claimed PAS is admissible under Frye, PAS lacks any indicia of general acceptance by major medical institutions making it inadmissible under Frye.»

«La PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) non è riconosciuta come una sindrome medica valida dall’Associazione Medica Americana, dall’Associazione Psichiatrica Americana e dall’Associazione Psicologica Americana. Nel 1966 il Presidente della task-force dell’APA su violenza e famiglia ha specificamente notato che non vi sono dati che supportino l’esistenza della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale)… Mentre Gardner afferma che la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) è ammissibile sotto il criterio Frye, la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) manca di qualsiasi indizio di accettazione dalle maggiori istituzioni mediche e quindi non è ammissibile secondo il criterio Frye (che, come abbiamo visto, richiede la generale accettazione nel campo specifico).»

Il concetto di alienazione genitoriale non è quindi ammissibile secondo il criterio Frye, non ha superato i criteri fissati dalla sentenza Frye, contrariamente a quello che sostiene la SINPIA.

A distanza di settant’anni da Frye un nuovo intervento della Supreme Court, nel noto caso Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals, Inc. (509 U.S. 579 -1993), fermo restando il requisito della generale accettazione della teoria scientifica, aggiunse ulteriori requisiti di accettabilità della scientific evidence quali, in estrema sintesi, quello della sua verificabilità e falsificabilità, la percentuale di errore cui ha dato luogo l’applicazione della teoria, la sua pubblicazione in riviste scientifiche ed il controllo della teoria da parte di altri esperti (peer-review).

Su alienazione genitoriale e criterio Daubert la Houlth così si esprime:

«The relevant factors for determining whether PAS is admissible under Daubert are PAS’s lack of widespread acceptance discussed above under the Frye standard, an analysis of whether it is a valid medical syndrome, the error rate of its diagnostic criteria, the results of inter-rater reliability testing, and the nature of peer-review reportage

«I fattori rilevanti per determinare se la PAS (e per estensione l’alienazione genitoriale) sia ricevibile ai sensi Daubert sono la mancanza di diffusa accettazione della PAS (e per estensione dell’alienazione genitoriale) già discussa sotto lo standard Frye, l’analisi del fatto se si tratti di una sindrome medica valida, il tasso di errore dei suoi criteri diagnostici, i risultati di affidabilità inter-rater, e la natura delle relazioni peer-review”.

Pertanto anche sotto il crierio Daubert la teoria della PAS non ha superato gli standard di accettazione in Tribunale; la SINPIA nel suo comunicato a quali fonti ha attinto per sostenere quello che sostiene? Non vorremmo che la fonte fossero i siti e i blog che fanno capo alle associazioni dei padri separati; sarebbe davvero uno schiaffo alla scienza se ciò fosse vero.

 

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

LA SINPIA E LA PAS – IV

comunicato

Analizziamo ora più in dettaglio il comunicato SINPIA. Il comunicato si trova qui, ma per maggiore chiarezza lo abbiamo aggiunto all’inizio come immagine.

La prima frase è la seguente:

La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ritiene opportuno esprimere il proprio parere in merito all’eco destata dalla recente sentenza n. 7041 del 20.03.2013 della Corte di Cassazione e dalle affermazioni ivi contenute circa la nozione di PAS (Parental Alienation Syndrome).

Una società scientifica come la SINPIA ritiene di esprimere un parere sulle affermazioni contenute in una sentenza della Suprema Corte di Cassazione. Abbastanza anomala come presa di posizione; in quanti altri casi una società scientifica ha ritenuto di esprimere un parere critico su una sentenza giudiziaria?

La seconda frase:

In primo luogo, al di là dell’opportunità che l’autorità giudiziaria si sostituisca alla comunità scientifica nel rilasciare giudizi su argomenti altamente specialistici, si ritiene che il problema relativo all’esistenza o meno di una “sindrome” legata all’alienazione di una figura genitoriale venga posto in modo incongruo.

Qui rileviamo un’inesattezza; l’autorità giudiziaria, nello specifico la Suprema Corte di Cassazione, non si è affatto sostituita alla comunità scientifica ma si è pronunciata su una questione squisitamente giuridica, e cioè che uso si deve fare in tribunale di concetti non validati dalla scienza, ponendo un fondamentale principio giuridico, quello cioè che non si possono adottare soluzioni giudiziarie basate su concetti privi di riconoscimento scientifico. Ne abbiamo già parlato qui (post precedente).

L’invasione di campo, per così dire, avviene al contrario; non è l’autorità giudiziaria che ha invaso il campo scientifico ma è la SINPIA che pretende di dire ai giudici quello che devono accettare in tribunale, anche quando i giudici affermano che certe cose non possono essere accettate, come è il caso del concetto di alienazione genitoriale.

La terza frase:

Fenomeni come il mobbing, lo stalking ed il maltrattamento esistono ed assumono valenze giuridiche a prescindere dal riconoscimento di disturbi identificabili come sintomatici.

Qui la SINPIA avvicina l’alienazione genitoriale al mobbing, stalking e maltrattamento; in effetti, nei rari casi in cui un genitore cerca di manipolare un figlio per metterlo contro l’altro genitore, nella famiglia unita o in quella separata, compie un reato di maltrattamento psicologico nei confronti del minore, sanzionabile penalmente. La definizione di un comportamento del genere c’è già e si chiama maltrattamento del minore (art. 572 del codice penale), perché chiamarlo in altro modo?

Quarta frase:

La comunità scientifica è concorde nel ritenere che la alienazione di un genitore non rappresenti di per sé un disturbo individuale a carico del figlio ma piuttosto un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicoaffettivo del minore stesso.

In questa frase vengono fatte due affermazioni azzardate.

In primo luogo la SINPIA afferma che la comunità scientifica sarebbe concorde nel ritenere che … ecc, ecc. Quale comunità scientifica di grazia? La comunità scientifica psichiatrica e neuropsichiatrica infantile internazionale, quella che si riconosce nel DSM e nell’ICD, si è già pronunciata contro il concetto di alienazione genitoriale che non è stato nominato in nessuna sezione delle rispettive classificazioni. A questo punto chi resta?

In secondo luogo la SINPIA afferma che questo concetto non scientifico, l’alienazione genitoriale appunto, sarebbe un fattore di rischio evolutivo, ecc, ecc. Tale affermazione non è supportata da evidenze scientifiche. I neuropsichiatri infantili dicano quanti bambini hanno in cura affetti da problemi dello sviluppo psicoaffettivo perché ‘alienati’, come sostiene la SINPIA, da un genitore contro l’altro; ci facciano sapere quanti sono rispetto al totale dei bambini, l’1%, il 10%, il 100%. Ce lo facciano sapere, ovviamente, con dati attendibili, validati dalla ricerca, pubblicati su riviste scientifiche di rilievo; è così che si fa la scienza, non con le affermazioni apodittiche.

Il guaio è, e non lo si vuole riconoscere, che quando un bambino rifiuta il rapporto con uno dei due genitori lo fa perché ha i suoi buoni motivi per esprimere il rifiuto. Naturalmente, se i motivi del rifiuto sono banali la cosa si aggiusta da sé in breve tempo e non c’è bisogno di alcun intervento; ma se i motivi del rifiuto sono gravi, quali violenza o abusi, è bene che quel bambino stia al sicuro, il più lontano possibile dal genitore violento o abusante. Coabitare con un genitore violento o abusante è un sicuro fattore di rischio per il bambino, non il contrario.

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

 

LA SINPIA E LA PAS – III

cassazioneNel marzo del 2013 la Suprema Corte di Cassazione, I Sezione Civile, con la sentenza n° 7041, si è pronunciata sull’uso processuale di concetti privi di riconoscimento scientifico.

Questa sentenza pone un principio giuridico fondamentale, un autentico pilastro del diritto, che è il seguente:

Non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che le teorie ad esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare.

La Suprema Corte ci dice che in ambito giudiziario non è possibile adottare soluzioni basate su concetti, come quello di PAS, privi del necessario riconoscimento scientifico perché esse provocano danni maggiori di quelli che si pretendono di scongiurare in base alla teoria medesima, priva di riconoscimento scientifico.

Il discorso della Suprema Corte è di una chiarezza cristallina e pone un fondamentale principio giuridico che il magistrato che emette una sentenza è tenuto a rispettare: non si possono adottare soluzioni giudiziarie basate su concetti privi di riconoscimento scientifico.

La SINPIA, in un recente comunicato, critica questo principio giuridico ritenendo sufficiente che la teoria, sia pur priva di riconoscimento scientifico ufficiale, abbia una “generale accettazione” da parte di una comunità di esperti.

Ci asteniamo per ora, per carità di patria, dall’analizzare l’inconsistenza epistemologica dei due concetti espressi dalla SINPIA nel suo comunicato, quello di “generale accettazione” e quello di “comunità di esperti”.

Non possiamo non rilevare, a questo punto, una sorta di excusatio non petita da parte della SINPIA; sappiamo difatti, che dopo le critiche da parte del Ministero della salute, i sostenitori della PAS si sono affrettati a dire che non più di PAS si doveva parlare ma solo di alienazione genitoriale, e che le due cose sono diverse. Come si può leggere, la Suprema Corte di Cassazione si esprime in termini critici nei confronti della PAS dicendo che il concetto è privo del necessario conforto scientifico (cioè non ha basi scientifiche sufficienti). Orbene, se i due concetti, quello di PAS e quello di alienazione genitoriale, sono differenti, come sostengono i sostenitori della PAS, non c’è motivo di risentirsi dal momento che la Suprema Corte di Cassazione critica solo il concetto di PAS. Se la SINPIA emette quel comunicato contro la sentenza, dà atto che i due concetti sono identici e che quindi ogni critica rivolta al concetto di PAS vale anche per quello di alienazione genitoriale.

A questo punto continuiamo a reiterare la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

E perché la SINPIA con il suo comunicato giunge addirittura, cosa inaudita, a criticare la Suprema Corte di Cassazione?

LA SINPIA E LA PAS – II

Di recente in Italia il problema della PAS è stato portato all’attenzione dei massimi livelli istituzionali e le valutazioni da essi espresse sono univoche: si tratta di concetti privi di valore scientifico.

ministero_saluteSi è pronunciato per primo il Ministero della salute, che per voce del Sottosegretario alla Salute, prof. Adelfio Elio Cardinale, in risposta a una interrogazione parlamentare fatta dall’On. Borghesi, vice-capogruppo dell’IDV alla camera dei Deputati, così si è espresso:

L’Istituto superiore di sanità, interpellato perché è il più alto organo di consulenza scientifica del Ministero, ha sottolineato che i fenomeni di ritiro dell’affetto da parte del bambino nei confronti di uno dei genitori, emersi in alcuni casi di affidamenti a seguito di divorzio, possono essere gestiti dagli operatori legali e sanitari senza necessità di invocare una patologia mentale per spiegare i sentimenti negativi di un bambino verso un genitore. L’inutile e scientificamente non giustificato etichettamento come «caso psichiatrico» può rendere ancora più pesante la difficile situazione di un bambino conteso. Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.

Al pronunciamento inequivocabile del Ministro della salute ha fatto seguito un altro importante parere che è quello del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici:

La cosiddetta PAS è priva di riconoscimenti ufficiali in assenza di evidenze scientifiche e non è codificata dai principali sistemi classificativi delle malattie DSM-IV e ICD-10, mancando allo stato attuale criteri diagnostici condivisi nell’ambito della comunità scientifica.

Sono seguiti poi i pareri di due Assessori Regionali alla Sanità; l’Assessore alla sanità della Regione Toscana afferma:

Si ritiene quantomeno inopportuno che un professionista che ha il dovere di descrivere obbiettivamente a e approfonditamente il caso utilizzando gli strumenti che la pratica professionale gli mette a disposizione, si riferisa a una patologia non riconosciuta a livello scientifico e non classificata come malattia.

L’Assessore alla sanità della Regione Emilia Romagna afferma:

L’opinione condivisa dei professionisti della nostra Regione è che al momento la Parental alienation syndrome, o sindrome da alienazione genitoriale, sia da considerare solamente un costrutto di natura argomentativa che, in quanto, tale non può trovare spazio all’interno delle diagnosi cliniche.

Sulla PAS si è pronunciata anche la Società Italiana di Pediatria:

La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” afferma il Presidente della SIP Giovanni Corsello. “La comunità scientifica si è già pronunciata contro l’uso improprio della PAS nelle sofferte e spesso laceranti controversie per l’affidamento dei figli”.

Ed è recente anche il parere dell’Ordine degli Psicologi del Lazio:

Per evitare il ricorso a diagnosi «prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni» molto gravi, come la Corte di Cassazione definisce la Sindrome di alienazione genitoriale (Pas) richiamata nel procedimento di appello, è assolutamente necessario che l’ascolto del minore sia condotto in maniera impeccabile da professionisti competenti che siano, dunque, in grado di valutare le affermazioni del minore anche in base allo stadio attuale del suo sviluppo cognitivo e di supportare così l’operato del giudice, ovviamente privo di competenze specifiche al riguardo.

A questo punto reiteriamo la domanda iniziale:

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello mondiale e in Italia dalle massime autorità istituzionali nel campo della tutela della salute?

LA SINPIA E LA PAS – I

sinpia

La SINPIA è la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza; si tratta di un’importante società scientifica che riunisce la maggior parte dei medici specialisti in Neuropsichiatria Infantile.

La PAS, ovvero la sindrome di alienazione parentale, o genitoriale, è un concetto proposto nel 1985 negli USA dal Dr Richard Alan Gardner, un medico generico (non era specialista né in psichiatria né in neuropsichiatria infantile né, tanto meno, in medicina-legale), che svolgeva attività libero-professionale come consulente nei tribunali americani, soprattutto nelle vicende in cui si discuteva di affidamento dei figli minori dopo la separazione dei genitori.

Il concetto di alienazione parentale non ha mai convinto la comunità scientifica statunitense tanto che non è mai stato ricompreso nella classificazione ufficiale dei disturbi mentali (DSM), ed escluso anche dalla recente quinta edizione del DSM (DSM-5); per la sezione dei disturbi mentali dell’infanzia e dell’adolescenza collaborano alla stesura del manuale i più importanti neuropsichiatri infantili a livello mondiale.

Per la quarta edizione (DSM-IV) hanno collaborato al capitolo dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza i seguenti specialisti: David Shaffer, M.D., Benjamin Lahey, Ph.D., Magda Campbell, M.D., Rolf Loeber, Ph.D., Susan J. Bradley, M.D., Jeffrey Newcorn, M.D., Dennis P. Cantwell, M.D., Rhea Paul, Ph.D., Gabrielle A. Carlson, M.D., Judith H. L., Rapoport, M.D., Donald Jay Cohen, M.D., Sir Michael Rutter, M.D., Barry Garfinkel, M.D., Fred Volkmar, M.D., Rachel Klein, Ph.D. e John S. Werry, M.D. Se si fa una ricerca con google si può vedere chi sono e dove lavorano.

Del Comitato scientifico italiano che ha curato l’edizione italiana del DSM-IV hanno fatto parte la prof.ssa Adriana Guareschi-Cazzullo, Direttore dell’Istituto di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Infanzia e dell’Adolescenza – Università di Milano, il prof. Alessandro Petrilli, Professore Associato di Psicologia Clinica – Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Età Evolutiva – Università La Sapienza di Roma, il prof. Corrado Pontalti, Professore Associato di Psicoterapia – Primario del Servizio di Psicoterapia Familiare – Istituto di Psichiatria Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e il prof. Mario Scarcella, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile – Direttore della Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile – Università di Bari.

Nessuno di questi neuropsichiatri infantili ha ritenuto di far entrare il concetto di alienazione parentale nella classificazione dei disturbi mentali; questo concetto è quindi fuori dalla scienza ufficiale.

Perché la SINPIA, importante società scientifica italiana di neuropsichiatria infantile, in grado quindi di fare scuola nel settore specifico dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, si esprime in termini positivi (ved. Linee guida SINPIA, pag 10, e Comunicato SINPIA sulla PAS) su un concetto, quello di alienazione parentale, rigettato dalla comunità scientifica a livello internazionale?

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